Andate a cag###!

È più forte di me. Dovrei solo restarmene in silenzio. Dovrei farmi i fatti miei e non partecipare a una discussione che mi farà ribollire il sangue, ma non ce la faccio.

 

«Vengono qui perché non hanno voglia di far niente! Che se ne stiano a casa loro!»
«Il Comune gli paga l’albergo, ci credi?!»
«Io li rispedirei nelle loro capanne di fango, selvaggi!»

 

È quest’ultima la frase che fa traboccare il vaso.

 

Mi alzo e mi avvicino al tavolo. È un gruppo di signori più grandi di me. Mi permetto di unirmi alla discussione solo perché li conosco. So chi sono. Non posso definirli amici. Nossignore. Ma so chi sono, che lavoro fanno. Buoni conoscenti, potremmo definirli… Ecco, solo buoni conoscenti!

 

«Signori, la vostra discussione non ha nessuno che proponga un altro punto di vista!» dico interrompendo i loro discorsi con un sorriso nervoso.

 

Gli astanti mi guardano sorpresi della mia inaspettata intrusione. Senza chiedere permesso prendo una sedia e mi unisco alla piccola riunione di soli uomini.

 

«Hai visto la Francia?» sbotta uno di loro alzando progressivamente il volume della voce. «Loro se ne sono fregati e hanno chiuso le frontiere. Adesso basta! Non entra più nessuno! Ma perché questi qua dobbiamo prenderceli solo noi! Ma chi diavolo siamo noi?! La discarica d’Europa?!»

 

E’ il mio turno e gli astanti lasciano democraticamente che io esponga le mie ragioni. Cerco di spiegare che la situazione è drammaticamente più complessa di queste voci da bar. Butto sul tavolo le Primavere Arabe, quando pensando di esportare democrazia (e conseguente maggiore controllo su di una cosa chiamata “petrolio”), abbiamo creato un vuoto di potere che ha permesso a gruppi estremisti di devastare una popolazione. Cerco di ricordare loro l’enorme business che i flussi di migranti rappresentano per la malavita (anche italiana). «Mafia capitale! Vi dice niente?!»

 

Il gruppo mi sta ad ascoltare educato. Ad ogni mio intervento segue qualche secondo di pausa. Mi sembra di vedere le mie parole che attraversano le loro orecchie arrivando al cervello, ma il cervello pone una barriera fatta di emozioni e voci di pancia e l’unica cosa che non riesce a superare questa barriera è proprio la razionalità di quanto sto cercando di far capire.

 

Mi infiammo e cerco di difendere il mio punto di vista con ancora maggiore foga. Dall’altra parte è come se a rispondermi non ci fossero le persone che ho davanti – e che pure in un certo qual modo stimo – ma la valanga di  generalizzazioni che quella che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “informazione”, butta loro addosso ogni istante.

 

«Sono pericolosi!»
«Quando entreranno in casa tua con un coltello in mano, vienimi a parlare di diritti umani!»
«Sono terroristi…»

 

Non abbandono la mia posizione. Voglio ascoltarli fino in fondo. Ed è proprio quando accetto di comprendere il loro punto di vista, quando non metto “ferro contro ferro”, che la Verità (con la “V” maiuscola) mi colpisce come uno schiaffo in pieno volto.

 

Non sono arrabbiati. Non sono razzisti. Non sono intolleranti…
Li conosco. Nessuno di loro lo è. Sono brave persone, finanche generose e altruiste. Lo so per certo.

“Gli astanti mi guardano sorpresi della mia inaspettata intrusione. Senza chiedere permesso prendo una sedia e mi unisco alla piccola riunione di soli uomini…”

«L’altro giorno è passato un ragazzo di colore…» continua uno dei signori ultra sessantenni. «Ha suonato il campanello. Ho risposto. E lui mi fa: “Non voglio soldi! Hai qualche cosa da mangiare?” E io gli ho dato un pacchetto di crackers e un cartone di latte, perché so che ha bisogno per davvero! Ci sono famiglie in parrocchia che cerchiamo di aiutare perché hanno bisogno…»

 

Io ascolto esterrefatto.
Davanti a me, in quel preciso istante, sta l’assurdo contrasto, l’inconcepibile ossimoro del suo ragionamento…

 

Ma come?! Un secondo prima vuoi affondare i barconi dicendo “e se ne muore un centinaio in più, chi se ne frega?!” e un secondo più tardi racconti che di quelle persone ti interessi concretamente, che le loro difficoltà ti stanno a cuore?!

 

La Verità?
Non sono razzisti o intolleranti… Questa è solo l’apparenza, il risultato, l’effetto, il sintomo, ma alla base sta qualcos’altro.

 

Sono spaventati. Maledettamente spaventati.

 

Non so più che dire. È come se fossi spettatore di un cortocircuito, un loop mentale destinato a ripetersi all’infinito. È in quel momento che mi rendo conto che in mezzo alla rabbia che mi hanno vomitato addosso in una carambola di luoghi comuni, una serie di espressioni rimaneva perennemente uguale:
«In tv hanno detto…».
«Sai che al telegiornale dicono che…».
«Il giornale scrive…».

 

Mentre mi alzo dalla sedia, sconfitto ma rispettato, butto l’occhio al maxi schermo tv che sta sul fondo del ristorante.

 

La notizia del momento? Un rom alla guida di un’auto ha ucciso un altro rom durante un inseguimento con la polizia. Alcuni italiani sono rimasti feriti.

 

Niente nomi, niente dettagli. Lo speaker si concentra solo sull’efferatezza del gesto. L’inviato parla dei feriti italiani, dando loro un volto, una storia, una dignità e intervistando i parenti, ma il colpevole rimane genericamente rom. Punto e basta. Solo rom. Un rom assassino.

 

Accanto al nostro tavolo una classe delle superiori per la tradizionale pizzata di fine anno. «Rom del c****» esclama un ragazzo con voce rabbiosa. Gli altri ripetono come automi mentre armeggiano con i loro smartphone.

 

Sul tavolo la pagina della cronaca locale intitola: «Violenta la moglie. Il colpevole è musulmano». La piccola locandina fuori dall’edicola ricorda: “Continua l’invasione dal mare. Altri 400 sbarcati nella notte”

 

Il colpevole è rumeno. Il terrorista è libico. Il migrante è invasore. Punto e basta.

 

Niente di male nel generalizzare, giusto? Crea la giusta dose di emozione, adrenalina e tiene la mano lontano dal telecomando.

 

“Il nostro cervello ama generalizzare. E’ il modo con cui interpreta la realtà” – Studio internazionale firmato dall’autorevole Scientific American.

 

Ma se lo fate voi sui giornali o in tv, posso farlo pure io? Viviamo ancora in democrazia, o sbaglio?

 

Andate a cag###, stro###!

 

POST SCRIPTUM: Mi dispiace essere stato volgare… non è nel mio stile. So molto bene che ci sono grandissimi professionisti che fanno informazione in modo coerente e onorevole. A loro tutta la mia stima. Ma è anche vero che ve ne sono altri che sembrano ignorare quanto affermazioni come quelle che riporto nel mio racconto possano essere esplosive e degeneranti nella mente soprattutto dei più giovani. Michael Moore ha fatto un film (“Bowling a Columbine”) per denunciare tutto questo, ma il messaggio rimane lo stesso: un’informazione “cattiva e sensazionalistica” crea un odio e un’intolleranza con i quali dovremo fare i conti (conti molto amari) tutti quanti. RESTIAMO UMANI. L’informazione è INFORMAZIONE, l’informazione non è SHOW o un BUSINESS basato sugli ascolti.

Marco Cortesi

<p>Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E’ inoltre autore e interprete dello spettacolo “Rwanda”, monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E’ coautore e interprete del film “Rwanda”, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo “Die Mauer – Il Muro” sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.</p>

No Comments

Post a Comment

X