E’ troppo forte

La chiamo cinicamente “la pagliacciata dei bollini tv”. Il termine “pagliacciata” è volutamente dispregiativo, perché si tratta di una parte di questo spettacolo – ora prossimo a diventare un libro+dvd – che non amo perché sento imposta, obbligatoria… anche se di tali obblighi e imposizioni sono io il solo e unico responsabile.

 

All’inizio della prima storia vera, quella proveniente dal genocidio di Srebrenica (11 luglio 1995) apriamo il nostro racconto con una sorta di premessa che suona pressapoco in questa maniera: “Avete presente in tv i bollini? Quelli cha appaiono per qualche secondo sul bordo inferiore delle schermo all’inizio di un programma o dopo la pubblicità? Bollino verde: il film è per tutta la famiglia. Bollino arancione: la presenza di un adulto è consigliata e poi il fatidico Bollino rosso. Ecco questa storia – e solo questa – ha il bollino rosso. Le altre no. Vi avvisiamo. Le altre avranno al massimo il bollino arancione, ma questa – solo questa – ha quello rosso. Vi chiediamo scusa per quello che state per ascoltare”.

 

La storia di Srebrenica è un pugno nello stomaco. Forte, diretto e cattivo. E’ una delle pagine più brutali e oscure della storia dell’ultimo dopo guerra. Quello che è stato fatto in quelle 72 ore o poco più ha buttato una nuova, fresca, aromatica secchiata di vergogna e sconcerto – quasi fosse letame dall’odore pungente – sulla coscienza già abbondantemente lercia del genere umano. Quello che raccontiamo è forte – questo è poco ma sicuro.

 

Ma se le parole attraverso le quali si dispiega il nostro racconto sono forti, altrettanto incomprensibile – almeno per me – è la reazione di alcuni dei presenti. Vedi spettatori raccogliere in fretta e furia soprabito e borsetta e allontanarsi tra le poltrone, come in fuga da uno sciame di vespe. La loro reazione è veloce, silenziosa, composta e immediata. I movimenti automatici e decisi, come si trattasse di una coreografia di strani automi meccanici.

 

Mi colpisce sempre la velocità di questa convulsa e silenziosa fuga angosciata. Mi piacerebbe fermarmi a metà racconto e urlare dal palco: “Ma Dio Santissimo! Possibile che tu non possa avere il coraggio per resistere all’ascolto di questo racconto?! Possibile che sia tanto più forte dell’ultimo film che hai visto?! Possibile che la realtà ti faccia tanto spavento?!”

“Vedi spettatori raccogliere in fretta e furia soprabito e borsetta e allontanarsi tra le poltrone, come in fuga da uno sciame di vespe…”

All’urlo seguirebbe una preghiera frammista al senso di colpa per l’urlo appena lanciato: “Vi prego! Abbiate la volontà di ascoltare! E’ importante che lo facciate! Ricordate che se a voi è chiesta solo la forza di ascoltare, a tanti è stata invece richiesta la forza di viverle sulla propria pelle queste cose! Dovete ascoltare perché queste cosa se dimenticate rischiano di accadere ancora!”

 

“Io certe cose preferisco non saperle” – ci riferiscono abbia detto una signora uscendo di corsa dal teatro avvolta in una grossa pelliccia. “Stia tranquilla, signora” – mi piacerebbe dirle con tono consolatorio – “Andrà tutto bene! Adesso segua il mio consiglio: vada a casa, accenda la tele, metta pantofole e vestaglia e si lasci trasportare dall’ennesima avventura dell’ennesimo corpo di stato – carabinieri, polizia, finanzieri, pompieri… la faranno mai una fiction sui netturbini? – e tutto andrà bene! La realtà finisce oltre la porta di casa e arriva solo all’ingresso del centro commerciale. E poi? Poi preferisca non sapere! E’ molto meglio così!”

Ecco da dove parte la “pagliacciata dei bollini”. E’ solo un modo per conservare il pubblico in sala. Dio Santo! Se si alzano e se ne vanno, hai idea di che grana ti pianta il gestore del teatro?! Lui ci ha pagati per essere qui! Che lo spettatore si alzi e se ne vada, non è previsto nel contratto. Nossignore.

Ecco da dove nasce la “pagliacciata dei bollini”. Se non li avverti che la prima storia sarà tanto dura, puoi stare certo che qualcuno se ne andrà, che per qualcuno uno spettacolo di questo genere è troppo forte. Troppo forte.

Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

No Comments

Post a Comment

X