Gabriele Moreno Locatelli

Vorrei avere una bacchetta magica e scomparire… È una sensazione che mi è capitato più volte di provare. La penultima è stata a Belgrado, quando lo spettacolo de “La Scelta” è andato in scena in una versione in lingua inglese e serbo-croata. Ricordo ancora le preoccupazioni velate degli organizzatori: “L’importante è che la notizia della serata non sia giunta a nessun nazionalista… Quella gente è davvero fuori di testa!”. La replica andò bene, benissimo e nessun “cetnico” era presente in sala (anzi mi piace pensare che ci fosse per davvero, ma che le storie di coraggio abbiano cambiato anche solo per un istante le sue convinzioni e spento parole di dissenso).

 

Oggi è un’altra di quelle occasione nelle quali vorrei scomparire. Dovrei essere onorato dell’importante occasione che ci viene offerta. Mara è calma e mi rassicura: “Andrà tutto bene…”, ma io sicuro non mi sento per niente.

 

In platea sta Olga, la mamma di Gabriele Moreno Locatelli, il ragazzo comasco originario di Canzo, colpito a morte da un cecchino il 3 ottobre 1993 a Sarajevo mentre insieme ad altri 4 volontari italiani attraversava il ponte Vrbanja per depositare una corona di fiori in ricordo di Suada, giovane studentessa di 24 anni, uccisa a Sarajevo il primo giorno d’assedio – 5 aprile ’92 – sullo stesso ponte. Gabriele sul ponte non ci voleva andare. Aveva paura. E forse aveva ragione.

 

Ci presentano la madre poco prima di iniziare. A farlo è Mauro Oricchio del Coordinamento Comasco per la Pace, sempre gentile, sempre positivo e pieno di voglia di fare, quella voglia di fare che lo guida in così tante iniziative ed attività a favore degli altri da lasciarti senza parole!

 

La mamma di Gabriele rimane seduta e ci sorride. I suoi occhi assomigliano tanto a quelli della mamma di Vittorio Arrigoni, conosciuta a Lissone, una donna incredibile, di una forza e di un coraggio senza fine, capace di viaggiare di città in città per raccontare la storia del figlio e premere ogni volta play sul suo portatile per mostrare le ultime immagini di Vittorio.

 

La mamma di Gabriele ha gli stessi occhi. Profondi, scintillanti… Pieni di dolore ed allo stesso tempo pieni di una strana pace e di un’immensa saggezza.

 

Lo spettacolo inizia. E’ nella parte iniziale che raccontiamo di Gabriele e della sua ultima missione di pace. Prima di fare il suo nome per la prima volta, mi fermo. Mi si bloccano le parole in gola. Vorrei crollare sul palco. Vorrei smettere di ripetere parole che abbiamo detto e ridetto ormai così tante volte. Vorrei rivolgermi alla mamma di Gabriele che riesco a scorgere distintamente mentre immobile in prima fila mi guarda negli occhi. Vorrei fermarmi di colpo e dirle: “Signora, mi scusi… Lei non dovrebbe essere qui. Lei non dovrebbe perdere tempo ad ascoltare le parole di un idiota! Chi c***o sono io per parlarle di suo figlio?! Che autorità ho io per permettermi di raccontare una storia che ho solo conosciuto attraverso le testimonianze di chi sul ponte a Sarajevo ha avuto davvero il coraggio di andarci?! Chi sono io?!”

 

Prendo un lungo respiro e continuo a parlare. Faccio finta che il teatro sia vuoto e che nessuno mi stia ad ascoltare. Mi sento un vigliacco, un vero vigliacco… Eppure continuo a raccontare.

 

Lo spettacolo termina. Guardo la mamma di Gabriele. E’ ancora lì immobile… E batte le mani.
Mi metterei a piangere. Lo farei davvero, ma scappo dietro le quinte e bevo un lungo sorso d’acqua.

“In platea sta Olga, la mamma di Gabriele Moreno Locatelli, il ragazzo comasco originario di Canzo, colpito a morte da un cecchino il 3 ottobre 1993 a Sarajevo mentre insieme ad altri 4 volontari italiani attraversava il ponte Vrbanja…”

Milano – una delle tante scuole che “La Scelta” raggiunge nelle mattinate delle nostre tournèe su e giù per l’Italia. In questa scuola siamo già stati un anno fa. E’ l’intervallo e io me ne sto lì a bere un caffè uscito da una delle macchinette dell’atrio. Ripenso a ieri, alla mamma di Gabriele e alle mille domande che mi ronzano in testa: “Chi sono io per raccontare quella storia? E poi che senso ha farlo?”

 

Un paio di ragazzi mi raggiungono nel giardino.

 

“Ciao” – mi dicono. Uno dei due tiene il cappuccio della felpa tirato sopra la testa. L’altro ha il cappellino girato all’indietro in una versione italiana di due rapper americani.
“Abbiamo visto lo spettacolo l’altra volta, quando siete venuti” – aggiungono.
“Grazie, ragazzi” – dico io.
“E’ stato molto bello” – continuano.
“Dopo lo spettacolo siamo andati a cercare su Google le cose di cui avete parlato” – aggiunge e l’altro: “Abbiamo trovato anche un video su quel ragazzo che attraversò il ponte”
“Gabriele” – esclamo.
“Gabriele Moreno Locatelli” – dice l’altro completando il nome. La cosa mi stupisce.

 

“E’ una storia triste, quella…” – rispondo io un po’ a disagio. Non so che altro dire. Che cosa vogliono questi due ragazzi? Perchè non se ne vanno? Che senso ha questa conversazione?

 

Una pausa.

 

Poi quello con il cappuccio tirato sugli occhi aggiunge: “Quel ragazzo era un grande!”
“Un grande!” – ripete l’altro.

 

Girano e se ne vanno.
Tutto qui.
Volevano solo dirmi che Gabriele per loro è “un grande”.
Che Gabriele fosse “un grande” io lo sapevo già.

Ora però lo sanno anche loro.
Anche loro.

Marco Cortesi

<p>Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E’ inoltre autore e interprete dello spettacolo “Rwanda”, monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E’ coautore e interprete del film “Rwanda”, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo “Die Mauer – Il Muro” sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.</p>

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