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I Need a Hero

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I Need a Hero

La teoria del prof è assurda, ma se avrete la pazienza di leggere fino in fondo forse vi accorgerete che il pensiero dell’anziano uomo non è poi così incomprensibile.

Nella nostra ricerca di testimoni di quella che fu la Repubblica Democratica Tedesca, altresì conosciuta come DDR, il destino ci ha permesso di incontrare le persone più incredibili che avremmo potuto immaginare.

Il professor David H. non è da meno. La sua storia fatta di un tentativo di fuga non riuscito finito in un arresto e in una detenzione di più di 24 mesi è tristemente simile a quella di tante, troppe persone incontrate nella parte est della capitale tedesca.

Stranamente però nell’incontro con il professore non è il suo passato a stupirmi, ma il suo presente. Il professore infatti insegna filosofia in un liceo di Berlino, ma c’è qualcosa di straordinario nel suo modo di insegnare. David infatti parla di Kant, Hegel passando per Socrate e Platone utilizzando come metodo di insegnamento i film più importanti della Storia del XX Secolo. Come non è possibile filosofeggiare dopo aver visto la realtà distopica di “Matrix” firmata dal fratelli Wachowsky o ragionare sul relativismo della nostra percezione mentre si è trascinati nel dedalo di riflessi e prospettive spazio-temporali di “Inception”! Straordinario, non trovate?

Ma il cinema non serve solo a spiegare meglio le teorie dei più grandi pensatori della storia. Il cinema permette infatti al professore di interpretare la realtà che ci circonda con una semplicità ed una efficacia che lascia di stucco.

«Due sono i generi che vanno per la maggiore» ci spiega il professore mentre sorseggia un tè alla cannella all’interno di una tazza dai bordi macchiati. «L’horror! Questo è scontato! L’horror la fa sempre da padrone! È un genere cinematografico che permette alla società di esorcizzare le paure di un presente che viene giudicato minaccioso e fuori controllo! L’horror ha sempre un periodo d’oro ogni volta che il pianeta è scosso da terrorismo o catastrofi…»

Io annuisco nel tentativo di fingermi interessato.

«E poi ci sono i supereroi! Lo avete notato? Che siano tratti dal mondo dei fumetti o creati appositamente da uno sceneggiatore, che siano un blockbuster da 90 minuti o una serie di quindici episodi, la gente va matta per i supereroi! Ne ha un bisogno quasi fisiologico!»

La teoria del prof si fa interessante e mi domando in cuor mio dove voglia andare a parare.

«Mai prima d’ora il cinema è stato così pieno di eroi dai super poteri! Oltre il 50% delle pellicole moderne parlano direttamente o indirettamente di un supereroe! Ed io sono convinto che la funzione della settima arte non sia mai cambiata! Vogliamo vedere sul grande schermo ciò che sentiamo mancare nelle nostre esistenze! E credo che molti, moltissimi di noi, sentano che il proprio supereroe sia morto! Il cinema permette a costoro di fingere che non sia così! Paghiamo un biglietto per ritrovare un pezzo di noi che abbiamo perso… o che abbiamo deciso di soffocare!»

Il discorso del vecchio professore sta lentamente accendendo una lampadina all’interno della mia mente.

«Guardatevi attorno! Vogliamo sempre di più e siamo disposti a dare sempre di meno! Abbiamo accettato di seppellire i nostri sogni in nome di una sicurezza che ha finito per rendere tutto piatto e prevedibile! Ma dov’è il Superman pronto a combattere per difendere i deboli? Dov’è la Wonder Woman pronta a guardare in faccia la paura pur di salvare un bambino da una casa avvolta dalle fiamme? Il supereroe non ha paura, non si volta dall’altra parte ed è pronto a tutto per chi è in difficoltà!

Siamo sempre più spaventati e rabbiosi, incapaci di accogliere, di accettare sfide difficili non in nome di un tornaconto ma in nome del fatto che sia semplicemente la cosa giusta da fare!»

Mentre il professore continua a parlare la piccola tv del suo soggiorno mostra un servizio sui movimenti ipernazionalisti tedeschi e le proteste contro alcune comunità mediorientali nel Nord Est della Germania.

La camera inquadra un gruppo di naziskin con la svastica pitturata sul retro di bomber dall’interno arancione. Di lato una bimba dalla pelle olivastra tiene per mano il suo papà e guarda la scena con occhi spaventati. Il gruppo di ragazzi rabbiosi come cani schiumanti urla per cacciare via anche lei da una “Germania bianca e cristiana” (così recitano i cartelli).

Superman non farebbe mai una cosa del genere. Lo so io e lo sapete voi.

Ma ora basta preoccupazioni e angosce. Basterà una serie tv a passarci sottobanco la nostra piccola dose di finta grandezza capace di farci dimenticare quella sensazione di vuoto e di angoscia nell’accorgerci di non essere neppure l’ombra del supereroe che da sempre ruggisce dentro di noi.

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournée.

info@marco-cortesi.com

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