Ich liebe dich

Elma ha dei bellissimi occhi verdi. Indossa un maglioncino di lana e tiene le mani unite sul tavolo. Noto le sue dita mentre giocherellano con un lembo del tovagliolo. Siamo in un ristorante alla periferia di Berlino ed Elma è qui davanti a noi per raccontarci come sono andate le cose 40 anni fa quando lei ha sfidato il Muro.

 

Le chiedo con un filo di voce se posso registrare la nostra conversazione.
«Kein Problem – Nessun problema» risponde lei, gentile.

 

Elma racconta la sua storia. Una storia così simile a quelle che abbiamo già ascoltato in questi giorni, ma irripetibile perché sempre differente, sempre unica e speciale è la persona che di volta in volta decide di confidarci alcune delle pagine più drammatiche della propria esistenza.

 

Berlino – 1975. Elma vorrebbe studiare medicina. Gli insegnanti dicono che è portata, ma ad Elma non importa che cosa dicano i suoi docenti. Quello che lei vuole è ciò che sogna da sempre: diventare una pediatra e occuparsi di bambini malati.

 

I piani del Partito per lei però sono differenti. Nella Germania dell’Est, conosciuta con la sigla DDR – Repubblica Democratica Tedesca – è il partito comunista SED a decidere per te. Nessun diritto, nessuna libertà e nessuna possibilità di scegliere che cosa ne farai della tua vita. Nell’utopia agghiacciante di un socialismo reale dove l’individualità del singolo è annientata in nome del bene della collettività (e del Partito), il sogno di Elma non ha alcun tipo di valore. Elma non è una persona. Elma è una proprietà del Partito, un ingranaggio della forza lavoro statale.

 

Elma parla con la madre. Parla con i suoi genitori, con gli amici, con i suoi insegnanti. Ma questi non possono fare nulla per lei. Questo è quello che lo Stato vuole per te ed è quello che devi accettare.

 

Eppure…
Eppure una soluzione ci sarebbe. La soluzione di chiama Horst, il ragazzo di Elma.

 

Sono mesi che Horst continua a pensarci: «Dobbiamo andarcene! Io non voglio morire qui dentro… Elma vieni con me!». Horst ha un piano: grazie all’aiuto di un amico si nasconderà nel capiente bagagliaio di una vecchia auto. Nascosto lì dentro – Horst ne è certo – riuscirà a superare la frontiera.

 

Elma ha paura. Lei ama studiare. Le piace la musica classica e una camicetta con le rose che sua madre vorrebbe buttare, ma ad Elma quelle rose piacciamo così tanto!

 

Quando la lettera che trova la mattina del 7 ottobre 1975 dice senza mezzi termini che la sua domanda di ammissione all’Università è stata respinta e che è attesa dal responsabile di partito l’indomani per prendere servizio presso gli stabilimenti di una delle industrie governative, Elma crolla.

 

Quella sera stessa Elma è in un garage in un parcheggio desolato di Köpenick alla periferia di Berlino. La vecchia auto ha il motore acceso ed Elma si ritrova lì quasi per incanto come se qualcuno l’avesse destata all’improvviso. Davanti a lei sta Horst, il suo ragazzo, che le tende la mano dall’interno del bagagliaio invitandola ad entrare. Horst sorride.

 

«Sali! Ce ne andiamo Elma! Io e te!» 

 

La donna continua il suo racconto mentre il cameriere le chiede se desidera un caffè. Lei gli sorride con gentilezza rifiutando. Elma parla sottovoce come se qualcuno potesse sentirla. Gli altri tavoli sono vuoti e il ristorante è deserto.

 

«Dentro il bagagliaio tutto tremava e mi chiedevo se era la strada a far tremare la macchina o ero io…» 

 

L’auto giunge al posto di blocco. Elma avverte i cani portati al guinzaglio dalle truppe di confine che abbaiano. Anche se è chiusa lì dentro Elma sa già che cosa sta succedendo lì fuori.

 

I soldati della Grenztruppen si avvicinano all’auto. Uno chiede i documenti all’autista, l’altro se ne sta indietro qualche metro con l’AK-47 spianato. Attorno a loro le luci fredde dei lampioni del posto di blocco, le torrette di guardia, il filo spinato, le barriere anticarro, le palizzate allarmate e inquietante nell’ombra sta lui… il motivo di tutto quel dolore, di tutta quella rabbia, di tutta quella paura.

 

Il Muro.

 

Elma e Horst sono abbracciati dentro il bagagliaio di un’auto e quell’auto ora occupa una strana posizione sulla mappa: è nel centro esatto di uno dei pochi varchi di una delle barriere più letali e impenetrabili che l’essere umano abbiamo mai costruito.

 

Elma abbraccia Horst forte, fortissimo.

 

«Mi sono avvicinata all’orecchio di Horst, lì dentro al bagagliaio e gli ho detto… ecco io non l’avevo mai detto a nessuno…» 
«Che cosa gli hai detto?» chiedo io sentendomi subito in colpa per la mia curiosità, per la mia fretta di sapere, per l’ossessione di conoscere.

 

Elma ha gli occhi pieni di lacrime ed ora lei è la stessa ragazza di 21 anni, bella come il sole, due occhi di smeraldo e la camicetta con le rose.

 

«Ich liebe dich”. Gli ho detto: “ti amo”».

 

Io resto senza parole con la voce di Elma che risuona nella mia mente trasformandosi in un vortice di immagini.

 

Poi il sorriso di Elma si spegne, lo fa all’improvviso. Ed io so già come questa storia andrà a finire.

 

«Poi… Poi hanno aperto il bagagliaio» 

 

Grazie, Elma, dal profondo del cuore per aver condiviso con noi la tua storia, per aver rivelato a due ragazzi italiani con un registratore in mano le pagine più intime e segrete della tua vita. Grazie Elma, Holger, Katrina, Gina, Ingeborg, Matthes… Grazie alle decine di persone che in queste settimane a Berlino mi hanno impedito di dormire e hanno riempito di lacrime i miei occhi così tante volte.

 

Questa è la mia promessa, questa è la nostra promessa. Racconteremo la vostra storia di speranza, lotta e libertà. Racconteremo quello che voi avete condiviso con noi e lo faremo senza arrenderci. Urleremo alla gente di non dimenticare e continueremo a farlo fino alla fine.

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Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

1 Comment
  • Holger Krug
    Rispondi

    È stato un piacere per me raccontarvi la mia storia. Le storie sono lí per essere raccontate. Fatene il meglio che potete.
    Un saluto- Holger( e Antonella 🙂 )

    9 marzo 2017 at 19:40

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