Il Baule

Questa è una storia di fede. Questa è una storia che mi ha insegnato che se aspetti che tutto sia a posto, che tutto sia perfetto per fare il primo passo, beh! preparati ad aspettare per un lungo, lungo tempo.

 

«Avevamo un baule. Un baule e nient’altro… e tutto stava lì dentro. Io e tuo nonno ci siamo sposati che avevamo solo il baule. Pensa un pò!»

 

Quella del baule è una delle storie che mi piacciono di più. A dire il vero non è una vera e propria storia — nel senso che non succede niente —, ma a quel baule io continuo a pensarci anche oggi e so che mia nonna non stava mentendo.

 

 

«Non avevamo una casa, non avevamo mobili, non avevamo soldi, non avevamo niente… se non il baule» – così racconta mia nonna Adriana.

 

«Ah sì! Una cosa ce l’avevamo: il tuo babbo dentro la pancia!» Con questa espressione nonna intende dire che a complicare il tutto ci si era messo il fatto che lei era già incinta di mio padre.

 

«Nonna, ma che ci stava dentro il baule?» domando io desideroso di sapere che cosa si nascondesse dentro il misterioso baule della nonna.

 

Lei ignora la mia domanda e continua.

 

«E io c’avevo il tuo babbo dentro la pancia, ma ci siamo sposati comunque, perché tanto avevamo il baule. Che adesso non ce l’ho più, ma l’avresti dovuto vedere! Era grande, fatto bene, di legno grosso come si faceva una volta… mica ‘ste cose della KEA!»

 

«Che?!»
«Della KEA!»

 

«Dell’IKEA?!»
«Sì, sì! Dell’IKEA! Era un baule bello grande. C’aveva anche l’anella per il lucchetto. Che noi non ce l’avevamo il lucchetto, ma ad avercelo, il lucchetto, ce lo potevi mettere così quello che ci stava dentro – dato che c’avevamo solo quello – stava più al sicuro!»

 

«Nonna, ma che ci stava dentro il baule?» – continuo a chiedere io con sempre maggiore insistenza.

 

«E io gli dicevo al tuo nonno: “guarda che non abbiamo mica niente! Che cosa ci diamo da mangiare ad Enzo quando nasce?” (Enzo è il mio babbo che stava dentro la pancia della nonna. Ndr). E il tuo nonno allora rispondeva: “Un pezzo di pane si trova sempre!” E così ci siam sposati che la guerra era finita da poco e la gente ancora se li ricordava i Tedeschi e gli Americani e i bombardamenti. E allora io gli dicevo al nonno: “E se non lo troviamo il pane? Che cosa ci do io ad Enzo?” E allora il nonno rispondeva: “Ma tanto c’abbiamo il baule!” Che tu lo dovevi vedere! Era così pesante che una persona sola mica ce la faceva a portarlo! Bisognava essere almeno in due o anche in tre!»

 

«E tu cosa ci tenevi dentro il baule, nonna?» – continuo a chiederle io.

 

Lei continua come se neppure esistessi.

 

«Erano tempi differenti quelli, perché non si aveva niente, ma prima, durante la guerra, avevamo avuto ancora meno. Meno di niente! E tra niente e meno di niente, l’è meglio niente, non credi? Avevamo perso tutto durante la guerra, avevamo perso le nostre case e anche i nostri affetti… Eppure eravamo lì: io, il tuo nonno e il tuo babbo. E ci dicevamo che la vita era lì davanti a noi come un sentiero che sarà pur sempre in salita, ma pur sempre da qualche parte porterà. E noi si sperava che portasse in alto e in alto voleva dire che si aveva un tetto sulla testa e qualcosa da mangiare – anche pane e cipolle -, bastava solo stare insieme: io, il tuo nonno e il tuo babbo!»

 

La nonna si asciuga gli occhi ed io continuo a restare stupito nel vederle ogni volta tirare fuori dal bordo della manica un fazzoletto di stoffa bianco stirato con cura. Lascio che si soffi rumorosamente il naso e poi le chiedo dolcemente:
«Nonna, ma che cosa c’era dentro il baule?»

 

Nonna si asciuga gli occhi, piega con cura il fazzoletto e lo ripone dentro la manica.

 

«Anche se non si aveva niente… Noi ‘sta fameja (questa famiglia) l’abbiamo messa in piedi comunque, perché se stai ad aspettare che tutto si infili, che tutto si metta a posto, beh! stai certo che aspetti un bel po’!… Che poi alla fine dei conti noi qualche certezza ce l’avevamo, perché avevamo quello che ci eravamo portati dietro “inté baùl”, “nel baule”!»

 

«Ecco nonna… a proposito del baule… ma nel baule voi che ci avevate messo?»

 

«Ti ho mai raccontato del soldato tedesco che mi aveva dato il pane nero con lo strutto?»

 

La mia pazienza ha un limite.
«Ma puttana miseria, nonna, ma me lo vuoi dire o no che cosa c’era dentro il baule?!»

 

Nonna abbassa gli occhiali sul naso, mi guarda negli occhi e sorride, quel sorriso che è buono e forte anche adesso che di denti non ce ne sono più e lei è piccola e fragile… poi sussurra:

 

«Gnìnt! A gni stava gnìnt!
Niente! Nel baule non c’era niente!»

Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

1 Comment
  • emanuele
    Rispondi

    Ciao Marco.
    Sempre in tema di nonni (paterni): mia nonna mi raccontava spesso, sorridendo con quel sorriso di chi ora può guardarsi indietro e pensare che dopo tanti anni può dirsi fortunata ad avere il tetto sulla testa, del suo matrimonio. O meglio: del giorno dopo il suo matrimonio. Ricorda che aveva in dote un mestolo di quelli di metallo per raccogliere l’acqua. Particolarità che il mestolo era bucato….
    Raccontava inoltre che al mattino, non vedendo più il vestito di nozze di mio nonno, scoprì che anche quello era stato prestato da un amico del nonno.
    Altri tempi. Gente che se avesse avuto paura,,,noi non saremmo nati. Pensa: nel bel mezzo di una guerra, avere il coraggio di fare figli….ed oggi se non abbiamo la stanza in più, il suv ed il mutuo già concluso ci riteniamo troppo insicuri….

    Buona serata.
    Ti aspettiamo con il nuovo spettacolo

    Emanuele

    10 maggio 2017 at 20:52

Post a Comment

X