La bicicletta di Matthes (parte 1)

(Parte 1 di 3)

 

Matthes ha 12 anni e la cosa più importante della sua vita è una bicicletta rosso fiammante. A regalargliela era stato suo padre per il primo giorno di scuola quando ai bambini della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, il partito di unità socialista SED dava in dono una cornucopia di dolci.

 

«Forse quella era una delle uniche cose bella dello stare in gabbia dentro la Repubblica dei Contadini e dei Lavoratori!» Matthes sorride mentre ci racconta la sua storia e manda giù un piccolissimo sorso di birra.

 

Gli album fotografici presentano sempre la medesima foto: un bambino con la divisa scolastica, i calzettini bianchi fino al ginocchio, la riga nei capelli e un enorme cono di cartone colorato ripieno fino all’orlo di frutta, dolciumi e caramelle. Nessun bambino in Germania Est temeva il primo giorno di scuola: era il giorno più bello della propria vita quando di diritto avrebbe ricevuto in dono una scorta di caramelle che avrebbe fatto invidia ad un deposito alimentare di un bunker antiatomico.

 

Ma a Matthes le cose erano andate addirittura meglio. Quel giorno di ritorno da scuola la mamma gli aveva detto che suo padre lo aspettava nel ripostiglio dietro casa. Il papà di Matthes era un uomo buono e semplice. Lavorava in una delle industrie chimiche della DDR dove in nome dei piani quinquennali di produzione si sacrificava la salute e la vita degli operai per fare in modo che la DDR divenisse una grande potenza industriale. Il padre di Matthes tossiva sempre e per questo teneva in tasca un fazzoletto. Era la mamma di Matthes a farglielo già trovare nella tasca dei pantaloni. Fu quella tosse a strapparlo dalle braccia di Matthes solo pochi anni dopo, ma quel pomeriggio, quello del primo giorno di scuola, per Matthes esiste solo il suo mega-cono di caramelle. Il ragazzino scende le scale, lancia un’occhiata all’enorme cartello sul palazzo davanti al suo con la scritta “Il partito è la nostra forza” e corre verso il ripostiglio.

 

Ed è lì che la vede.

 

Sul lato della strada nascosta tra una Trabant color crema e una celeste macchiata di ruggine, la prima cosa che spunta è solo un pezzetto di pneumatico nero brillante. Matthes si blocca, impietrito. Il cono di caramelle è lì tra le sue mani, ma lui quasi non ne sente più il peso.

 

Il ragazzo mette un piede davanti all’altro avvicinandosi quasi sulle punte. La bocca aperta, le ginocchia strette fino a strisciare l’una contro l’altra. E poi eccola lì davanti a lui in tutto il suo splendore. Ed è come se in quell’istante un intero battaglione sparasse a salve una raffica di cannone in cielo e poi partissero pure i fuochi d’artificio… Rosso fiammante, nuova, così nuova da far paura, davanti a Matthes sta la bicicletta più bella che sia mai stata creata.

 

Di lato il padre lo guarda con gli occhi lucidi e Matthes lo sa che questo non è un regalo come tutti gli altri. Sa che per la sua famiglia è un regalo importante, uno al quale bisogna pensarci per tempo, perché non è facile trovare una bicicletta così a Berlino Est, perché una bicicletta così a Berlino Est costa quasi quanto lo stipendio di un mese semplicemente perché nella Germania dell’Est una bicicletta così non sanno neppure come si disegna. Quella bici viene dall’altra parte del Muro dove la gente può fare quello che vuole, dove nessuno deve stare attento a quello che dice e nessuno muore nel cercare di scavalcare una parete di calcestruzzo alta tre metri e sessanta centimetri.

 

Matthes abbraccia suo padre. Di quel momento ricorda l’odore del dopobarba e le mani ruvide, forti e gentili.
«Va!» gli dice lui. «Fammi vedere come corre!»

 

Matthes raggiunge la bici e le si inginocchia davanti. Ne sfiora il cannone con un dito. La carrozzeria è così immacolata che contro luce non appare neppure un’impronta. Questa bicicletta è la cosa più bella che Dio abbia mai creato.

 

«Forza!» Esclama il padre.
Matthes esita, impacciato.
«Beh, che c’é?! Non ti piace! La possiamo portare indietro se vuoi!»

 

Matthes alza la testa di scatto: «Scherzi?!» poi torna a rimirare il suo bolide. «Non voglio sporcare le ruote!»

 

Quella sera dopo dieci giri dell’isolato, Matthes chiese alla madre uno straccio. Lo bagnò con acqua tiepida. Lucidò ogni centimetro del telaio e poi decise di dare una pulita anche ai pneumatici. Suo padre e sua madre lo guardavano dalla finestra del loro piccolo appartamentino nel complesso residenziale costruito dal governo: «Io credo che sia uscito di testa!» Sussurrò la madre di Matthes. «Lascialo stare» le rispose il padre ridendo.

 

«Mamma!» urla Matthes da sotto.
La madre si sporge. Le mani appoggiate al davanzale: «Che c’è?!»
«Può dormire nel mio letto?»
«Cosa?! Chi è che deve dormire nel tuo letto?!»
«La bicicletta!»

 

«Avevi ragione…» disse il padre di Matthes. «E’ uscito di testa!»

Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

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