Non ce lo saremmo mai aspettati

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Quella di Venezia è un’esperienza difficile da spiegare.Una valanga di sensazioni contrastanti: l’eccitazione di trovarci nella cornice di uno dei festival cinematografici più importanti del mondo, la consapevolezza di essere piccoli piccoli con un film che è solo un’opera prima (piena di passione, ma pur sempre frutto di una produzione indipendente povera di mezzi), la paura di sentirci inadeguati all’interno di una vetrina fatta di abiti da sera e scarpe eleganti…

Venezia è tutto questo e non possiamo che essere grati all’Universo (e a tutti coloro che hanno creduto in questo film) per averci regalato una premierecosì illustre (in collaborazione con “Le Giornate degli Autori”).

Non una, ma cinque proiezioni.Abbiamo ricevuto così tante richieste di partecipazione che non avremmo mai potuto soddisfarle con una proiezione soltanto. Da qui la sfida di trovare un auditorium ad hoc che ci permettesse 5 proiezioni consecutive nell’arco di tre giornate dedicate a Rwanda.

La gente entra in sala e si accomoda. Io salgo sul palcoscenico (poco dopo mi raggiungeranno Mara, Riccardoe Massimo). Poche parole di introduzione, le luci si abbassano e il film ha inizio.

Ed ecco alla fine della pellicola avvenire una cosa strana che non ci saremmo mai aspettati. Al termine di 90 minuti il pubblico applaude, comincia a farlo e non smette fino al termine dei titoli di coda… Applaude la signora che casualmente ha saputo della notizia, applaude lo studente, applaude il ragazzo con il badge della mostra al quarto film della giornata (e che ci confessa poco dopo: «pensavo che avrei visto 10 minuti e poi me ne sarei andato…»).

La gente applaude ed esce con gli occhi bagnati. Altri hanno bisogno di un abbraccio misto ad un grazie.

Questo vale più di tutti i tappeti rossi, i vestiti eleganti, la giacca che non imparerò mai ad indossare e le scarpe che stringono… Quell’abbraccio – vi giuro – vale più di Venezia, perché mi fa credere che qualcosa, seppure piccolo, lo abbiamo fatto per cambiare il cuore della gente.

Grazie per esserci stati vicini in questa meravigliosa, indimenticabile esperienza.Ora Rwandainizia il suo vero cammino, quello della sua distribuzione in sala (in Italia e all’estero). Non vediamo l’ora di darvi qualche bellissima news!

Ancora grazie di cuore!

 

Photo by Jessica Milardo ©

Hi, I'm Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournèe.

http://www.marco-cortesi.com
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