Piccolo Grande Uomo

La palestra è accogliente. Una palestra solitamente non lo è. Ho sempre legato l’immagine di una palestra all’odore degli spogliatoi: un odore umido di bagno schiuma stantio e parquet all’aroma di pneumatici bagnati.

 

La piccola struttura sportiva alla periferia di Cuneo è silenziosa e illuminata dal debole sole autunnale che rende le alte vetrate grandi quadri di luce bianca. I ragazzi sono 180, provenienti da due istituti superiori della zona. Sono adolescenti pieni di energia e anche di voglia di far casino. E’ una situazione, quella delle scuole, che mi mette addosso sempre un po’ d’ansia. E’ il pubblico più difficile perché è il pubblico più sincero che esista e allo stesso tempo è il pubblico al quale in buona sostanza debbo la forza dei nostri spettacoli.

 

Quando uno spettacolo funziona di fronte a 400 studenti e riesce a tenerli attaccati alla poltrona per 90 minuti, vuol dire che lo spettacolo è pronto: questa è sempre stata la nostra regola di condotta. Benedico la disciplina con la quale io e Mara l’abbiamo seguita.

 

Lo spettacolo è “La Scelta”. I ragazzi seguono le nostre 4 storie di coraggio in vibrante silenzio e poi ci riempiono di domande. Sono stanco ma felice. Questo è il copione di tante mattinate: un bel momento per fare memoria, ricordare e soprattutto per parlare di coraggio e di scelte. Ma oggi è differente.

 

Noi siamo solo l’introduzione a un’altra parte della mattinata, quella più importante. Almeno una quarantina tra i ragazzi presenti hanno regalato parte del proprio tempo a iniziative sociali di volontariato. Questa mattina chi di loro vorrà, potrà raccontare con un microfono in mano la sua esperienza ai compagni.

 

Me ne sto di lato appoggiato al muro con accanto Mara che ascolta sorridendo. Anch’io tento di ascoltare ma troppe poche ore di sonno si sono trasformate in un mal di testa che è peggio di una tortura. I ragazzi seguono con attenzione la testimonianza dei loro compagni. Sono educati e attenti.

 

Chi deve condividere la sua storia prende il microfono e racconta la propria esperienza. Continuo a seguire distratto una testimonianza dopo l’altra.

 

Poi tocca a Thierry.

 

Pelle scura come l’ebano, Thierry è troppo alto per la sua età. Le gambe sono magre e sottili e il ragazzo si muove all’interno di un paio di jeans rossicci sui quali cade una leggera maglia a righe bianche e bordeaux. Il profilo dolce della testa perfettamente rasata ricorda quello di una stampa etiope.

 

Thierry prende in mano il microfono. I suoi gesti sono impacciati. Il ragazzo di sedici anni comincia a parlare con marcato accento francese. Il suo italiano è stentato. Si capisce che è in Italia da poco, ma che sta imparando in fretta.

 

«Mi chiamo Thierry…».

 

Si blocca. I compagni sugli spalti tentano di fargli coraggio con un timido applauso. La voce di una ragazzina accompagna il battito delle mani: «Vai Thierry!» urla, ma con forse più imbarazzo di quello del giovane dalla pelle color ebano.

 

«Forza Thierry!» esclama quasi sotto voce una giovane donna bionda. E’ una delle insegnanti di Thierry. Se ne sta in piedi di lato e segue il suo studente con apprensione.

 

Il ragazzo deglutisce a fatica e poi continua.

“Me ne sto di lato appoggiato al muro con accanto Mara che ascolta sorridendo. Anch’io tento di ascoltare ma troppe poche ore di sonno si sono trasformate in un mal di testa che è peggio di una tortura…”

«Ho deciso di fare volontariato in Caritas…» lungo respiro poi la testa si abbassa come a nascondere gli occhi.

 

«Io faccio volontariato in Caritas dove io abito. La Caritas è casa mia».

 

All’improvviso è come se il gracile ragazzino fosse più alto di 20 centimetri. Il suo sguardo non è più quello di un adolescente, ma quello di un uomo.

 

«La sera io aiuto a trovare i vestiti per chi non ha niente. Ogni sera io dò vestiti a chi non ha niente. Questo è quello che io faccio…».

 

Un brivido corre lungo la schiena e le mie braccia si ricoprono di pelle d’oca. Con la coda dell’occhio intravedo l’insegnante di Thierry. I suoi occhi sono lucidi.

 

I compagni di Thierry lo guardano ammutoliti. Il loro sguardo non è di compassione, di finta comprensione o alto. E’ uno sguardo di sincera, emozionata, viscerale ammirazione. Ammirazione per un ragazzino di 16 anni, immigrato e profugo come tanti altri, che confessa con coraggio, con un coraggio da leone, di non avere più una famiglia, di non avere una casa, ma di dedicare ogni serata all’umile servizio di trovare vestiti per chi ha meno di lui.

 

Thierry è paralizzato dall’imbarazzo. Se ne sta immobile in mezzo al campo da basket della palestra senza sapere cosa deve fare. La testa resta piegata in avanti.

 

La giovane donna dai capelli biondi si avvicina con passo veloce. I suoi occhi ora non sono lucidi, sono rossi. E poi un gesto di una dolcezza infinita: una carezza a fior di pelle. Una mano color latte sfiora una guancia color cacao.

 

Pausa.
Tre… due… uno.

 

La platea esplode in un boato capace di far vibrare il pavimento.
Thierry viene sommerso dall’abbraccio dei suoi compagni.
Il mal di testa svanisce annientato da brividi lungo la schiena così intensi da farti tremare.

 

Palestra alla periferia di Cuneo.
Mattinata di sole.
Un gran bel sole.

 

Grazie piccolo grande uomo.

Marco Cortesi

<p>Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E’ inoltre autore e interprete dello spettacolo “Rwanda”, monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E’ coautore e interprete del film “Rwanda”, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo “Die Mauer – Il Muro” sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.</p>

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