Sesso, Star e Sangue

1976 – un gruppo di giornalisti americani firmò una petizione che venne presentata a tutte le principali emittenti degli Stati Uniti d’America. La richiesta era quanto mai strana: rivalutare il concetto d’informazione pubblica a favore di una descrizione della realtà più bilanciata e rispondente al vero. Un lungo giro di parole dietro il quale stava una richiesta molto banale, una richiesta che quei giornalisti – forse troppo giovani e disillusi – muovevano ai colossi dell’informazione d’oltre oceano: smettiamola di raccontare solo il brutto. Ci sono tante, tantissime cose, che ogni giorno su questo pianeta vanno anche per il verso giusto.

 

“L’informazione dovrebbe aiutare a comprendere. Noi stiamo contribuendo invece a creare una società paralizzata dalla paura e dall’angoscia e questo non è un bene” – così terminava la petizione.

 

Ma la Guerra del Vietnam era appena finita, la tensione della Guerra Fredda non accennava a diminuire, e Woodstock era ancora dietro l’angolo con i suoi hippy e figli dei fiori perché qualche network prendesse anche solo lontanamente in considerazione l’invito di quel gruppo di professionisti in apparenza troppo “peace & love”.

 

•••

 

Seduto ad un tavolino di un viale del centro Fabrizio mi guarda da dietro i suoi occhiali dalla montatura grossa, al collo una cravatta dal nodo imponente e dai colori accessi e un orologio sportivo in lega semi nascosto dal polsino della camicia di sartoria.

 

«Non è più informazione… O meglio lo è ancora, ma c’è una cosa che non devi dimenticare se questo mestiere vuoi continuare a farlo. L’informazione ora è un business, ne più ne meno.»

 

Lo guardo mentre sorseggia il suo caffè e poi cerca nel taschino della giacca il pacchetto di sigarette. Si passa la lingua sui denti e continua:

 

«Lo sai tra quanti telegiornali puoi scegliere alle otto di sera? Lo sai quanti ne trovi se fai zapping? Prova a indovinare!» – io continuo a guardarlo in silenzio.
«Sono dodici senza considerare i canali regionali. Dodici telegiornali… Certo il TG1 la fa da padrone, ma siamo tutti in guerra, capisci? E la vittoria è sempre e solo una: share. Se fai ascolti, se quando lanci la pubblicità, la fetta di pubblico che ti sta a sentire è abbastanza alta, allora quelli che pagano per la pubblicità pagano ancora di più e tu incassi e vai avanti… Se gli ascolti scendono, il network chiude e tu perdi il lavoro… E allora tu cerchi di fare informazione, ma da questo meccanismo non si salva nessuno, capisci? Per fortuna le tre “S” funzionano sempre!»

 

«Le tre “S”?» – chiedo confuso.

 

«“Sesso, Star e Sangue”: ecco le 3 “S”!»

 

Una lunga boccata e il fumo che esce in una nuvola bianca.

“Seduto ad un tavolino di un viale del centro Fabrizio mi guarda da dietro i suoi occhiali dalla montatura grossa, al collo una cravatta dal nodo imponente e dai colori accessi e un orologio sportivo in lega semi nascosto dal polsino della camicia di sartoria…”

«”Sesso”: parla di tette e culi e non cambieranno canale… “Star”: parla dell’ultimo matrimonio di qualche celebrità holliwoodiana e non cambieranno canale. Ma la “S” più potente, quella che ti salva sempre il fondoschiena, è un’altra e per fortuna è una “S” che non manca mai: il “Sangue”… la cronaca nera, attentati, omicidi… Se c’è il sangue non cambieranno canale! Fidati»

 

Fabrizio spegne la sigaretta nel portacenere con la scritta CAMPARI poi continua:

«E se mancano brutte notizie locali, le vai a cercare dall’altra parte del mondo. E da qualche parte qualcosa di brutto succede sempre… Tu dici che così facendo si finisce per rendere le persone sempre più spaventate? Eh ci credo! C’è così tanta merda là fuori, che alla fine rimaniamo paralizzati dal terrore!»

 

Fabrizio scoppia a ridere. È un riso teso e nervoso il suo.

 

«C’era anche un film, vero? Il regista alla fine ti spiegava che è per la paura generata dai media che in America muoiono ogni anno più di 80 mila persone per ferite da armi da fuoco. Come diavolo si chiamava?»

 

«“Bowling a Columbine” di Michael Moore»

 

«Esatto! E la dose di paura è costante, capisci? Gliela somministriamo a intervalli regolari: al mattino, a pranzo, a cena… Ma che ci vuoi fare? È così che va il mondo! Le buone notizie non interessano a nessuno.»

 

Fingo di continuare ad ascoltarlo, ma la mia testa è già da un’altra parte. Sullo schermo del bar il primo piano di una donna. L’audio è troppo basso ed è impossibile distinguere cosa sta dicendo, ma i titoli che scorrono nella parte bassa dello schermo sono perfettamente leggibili: “AD UN PASSO DALLA TERZA GUERRA MONDIALE?” recita la scritta a caratteri bianchi su sfondo rosso.

 

Sul tavolino accanto al nostro una pila di quotidiani buttati alla rinfusa:
“Giocando con la pistola del padre si spara alla testa. Aveva 7 anni”
“Macellai islamici”
“Cellule dormienti attivate in tutto il mondo”
“Sono pronti a sgozzarci sul pianerottolo di casa”
“Getta i figli piccoli dal terrazzo”

 

Credo che farò una passeggiata.
Ne ho davvero bisogno.

Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

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