Sono solo giustificazioni

«E’ la terza volta che vedo il vostro spettacolo. E’ strano, ma ogni volta spero che le storie che raccontate vadano a finire in modo differente! Lo spero sempre, anche se so che non sarà così! E’ stupido, ma mi succede ogni volta»

 

Maria ha 27 anni. Ha occhi marroni come due castagne, la carnagione è bianca e le labbra, ricoperte da un filo di rossetto, spiccano per contrasto con il pallore del suo incarnato. E’ studentessa di medicina presso l’Università di Padova. Si avvicina timorosa al palco per condividere con noi questa sua riflessione. Capisco bene cosa intende. Non è la prima persona a descriverci questo strano fenomeno, questo bizzarro meccanismo del pensiero. Altri spettatori ci hanno detto su per giù la stessa cosa.

 

Perché lo sai, lo sai già prima di iniziare, lo sai già prima di uscire dalle quinte e sentire il lieve bruciore dei proiettori che ti colpiscono gli occhi ormai abituati al buio del retropalco. Sai bene che molte delle persone che stanno sedute in platea non immaginano ancora che lo spettacolo al quale stanno per assistere sarà differente da quello che si aspettano.

 

E’ difficile da descrivere, ma lo vedi nei movimenti, nel respiro, nei sorrisi… vedi lo spettatore sedersi convinto che quello che a cui sta per assistere non sarà molto differente da quello che può vedere in tv o al cinema… insomma convinto che in un modo o nell’altro sarà sempre “intrattenimento” e che lui, in quanto spettatore, sarà il target di questo processo, di questo scambio, che in un modo o nell’altro, per sua stessa natura, dovrà per forza essere piacevole e rilassante. “La Scelta” purtroppo è tutt’altro. Il nostro non sarà “intrattenimento”. Almeno non nell’accezione classica del termine.

 

Le testimonianze dello spettacolo rappresentano storie al limite del paradosso, storie vere capaci di mettere i brividi per l’insperata conclusione (la vittoria della fratellanza e del coraggio sull’egoismo e la meschinità), ma a tale conclusione si arriva, in ognuna di esse, attraverso una bella passeggiata in un incubo ad occhi aperti. Un incubo composto dai fotogrammi di una delle guerre più sanguinose e assurde che l’essere umano abbia mai combattuto. Ad accrescere l’angoscia è la consapevolezza che le storie che raccontiamo non solo sono vere, ma rappresentano i rari, fortunati casi di un “happy ending”, di una conclusone “felice”, in mezzo ad un vortice di disperazione dove pochi potranno salvarsi. Per tante altre storie analoghe, datate Bosnia 1992-1995, l’epilogo non sarà altrettanto felice.

“La rappresentazione ha inizio ed ormai è troppo tardi. Il silenzio cala sulla platea. Noi facciamo quello che siamo chiamati a fare. Ognuno rispetti il suo ruolo…”

Nelle testimonianze della Dottoressa Broz la fratellanza, l’eroismo ed il coraggio sono i veri protagonisti; sarà grazie a loro che quella donna, quel ragazzo, quel padre di famiglia, quel bambino potranno salvarsi. Ma come una debole luce in mezzo ad un deserto rivela l’immensa oscurità che la circonda, così questi straordinari gesti di coraggio rivelano la drammatica desolazione della guerra. Per pochi, pochissimi è andata bene. Per tutti gli altri, le cose si concluderanno in maniera differente. Per alcuni ci sarà speranza e vita, per tutti gli altri la strada non ammette deviazioni, il finale non contempla effetti a sorpresa o insperati “deus ex machina”.

 

Sai che il tuo compito, in quanto attore, artista, interprete, narratore, sarà questa sera proprio quello di condurre chi ti ascolta in questa sorta di strano viaggio fatto solo di parole e di respiri, di immagini proiettate soltanto con la forza dell’immaginazione sul nero del fondo palco. Questa sensazione è difficile da mandare giù. Ti butta addosso un’inquietante senso di colpa. Esci dalle quinte sentendoti stranamente responsabile di quanto sta per avvenire; la presenza – talvolta – di spettatori molto giovani in platea accentua questa sensazione.

 

«Avrebbero dovuto avvisare i genitore all’entrata!»
Eppure sai che l’hanno fatto, che la brochure è chiara nello spiegare di cosa tratta lo spettacolo.

 

La rappresentazione ha inizio ed ormai è troppo tardi.
Il silenzio cala sulla platea. Noi facciamo quello che siamo chiamati a fare.
Ognuno rispetti il suo ruolo!

 

Al termine dello spettacolo io e Mara troviamo sempre una scusa per uscire di nuovo sul palco, mentre gli spettatori se ne stanno andando. La sala si è già svuotata per metà, ma spesso riusciamo ad ottenere quello per cui timidamente riguadagniamo le tavole del palcoscenico fingendoci indaffarati in qualche incombenza tecnica.

 

Chiamala Maria o Anna o Gianni o Vincenzo… non importa. Che abbiano gradito lo spettacolo, che l’abbiano giudicato bello o avvincente o emozionante, ci interessa solo fino a un certo punto. Certo è gratificante, ma non è quello il motivo per cui abbiamo bisogno del loro feedback.

 

«Le storie sono terribili, ma c’è bisogno che la gente sappia queste cose»
«Alcune volte vorresti chiuderti le orecchie, ma poi capisci che ricordare è necessario»
«Grazie perché continuate a tenere viva la memoria di ciò che è stato!»

 

Ecco! Queste sono le parole delle quali andiamo in cerca. Esse sanno fornirci un motivo, una giustificazione, una certezza che quanto facciamo ha un senso, una motivazione, una missione. Sono storie dure da ascoltare, è vero. Ma la memoria è il nostro solo antidoto. Fin tanto che di esse verrà conservato il ricordo, allora il pericolo che avvengano di nuovo, che si ripetano con ciclica regolarità… beh, questo pericolo sarà ancora abbastanza lontano.

Marco Cortesi

<p>Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E’ inoltre autore e interprete dello spettacolo “Rwanda”, monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E’ coautore e interprete del film “Rwanda”, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo “Die Mauer – Il Muro” sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.</p>

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