Studenti

«Faccio finta di avere un muro davanti e quello che succede oltre il proscenio non mi riguarda». Erano queste le parole di una nota attrice (ormai una distinta signora) prima dell’inizio di una delle poche – pochissime – repliche mattutine per gli studenti delle scuole. Dietro la cinica affermazione che precedeva l’apertura del sipario si nascondeva l’amara verità di una sfida che rendeva tutti molto nervosi: replicare lo spettacolo (in quel caso era un noto classico della drammaturgia italiana) di fronte a un teatro strapieno di studenti.

 

«Quando cominci a girare nei teatri importanti, uno dei vantaggi è mandare al diavolo le scuole!». Questo affermava invece un altro collega attore. E in fondo potevo capirlo…

 

Si apriva il sipario e iniziava un brusio che con il passare dei minuti si faceva sempre più forte. Nei momenti di silenzio riuscivi talvolta ad avvertire un walkman (ancora non c’erano gli smart phone) con musica a pieno volume. Il tutto accompagnato da sacchetti di patatine aperti, fischi e risate. Fermare lo spettacolo era il più delle volte inutile (anzi sortiva l’effetto opposto). «Andiamo avanti e facciamo finta che in platea non ci sia nessuno! L’importante è che abbiano pagato il biglietto!» – continuava cinicamente il collega di prima.

 

So che la mia descrizione può sembrare estrema, ma non lo è.

 

Negli anni sono state numerose le compagnie teatrali nelle quali ho militato (fino a quando ho deciso di “mettermi in proprio”) e tutte condividevano lo stesso timore verso le repliche destinate alle scuole. Sono repliche pericolose, estremamente difficili, ansiogene… Nessuna compagnia le ama. Non parlo del Teatro Ragazzi, destinato a spettatori molto giovani… Parlo del pubblico dei diciottenni: giovani, diretti, coscienti del mondo che li circonda e maledettamente al passo con i tempi. Sono repliche difficili… lo sono perché il pubblico che hai davanti possiede caratteristiche impossibili da reperire nel pubblico serale: è unito, è giovane, è difficile da coinvolgere e soprattutto è maledettamente sincero.

 

Se quello che avviene sulle tavole del palcoscenico non coinvolge i ragazzi, se non funziona, se rappresenta solo la creazione mentale di un regista o la prova d’attore di un vip televisivo, questi – i ragazzi e le ragazze – non si appisoleranno con discrezione appoggiandosi sul gomito, non scarteranno una caramella cercando di facilitare il passare del tempo… Niente affatto! Ti dimostreranno platealmente, prepotentemente, indubitabilmente che non li hai conquistati e che quanto stai dicendo non li convince!

“Nei momenti di silenzio riuscivi talvolta ad avvertire un walkman (ancora non c’erano gli smart phone) con musica a pieno volume. Il tutto accompagnato da sacchetti di patatine aperti, fischi e risate…”

Le repliche per le scuole mi spaventano. Mi mettono sempre in un forte stato di apprensione. Ma allo stesso tempo mi riempiono di energia, perhé rappresentano una sfida vera, reale.

 

Ci dicono che i nostri spettacoli assomigliano a film, che ti fanno dimenticare di essere seduto in un teatro (o in un qualsiasi altro luogo) e ti gettano tra le strade di Sarajevo o tra i canneti di una palude africana. «Vi ha aiutato qualcuno, vero?» – mi domanda il collega attore al termine dello spettacolo. «No! Siamo noi gli autori e gli interpreti e anche i registi! Vuoi sapere davvero chi ci aiuta a far crescere lo spettacolo? A renderlo di volta in volta sempre più coinvolgente e d’impatto? Sono gli studenti! Proprio loro!»

 

Gli studenti!

 

Sono loro i veri registi dei nostri spettacoli. Sono loro a farci capire quello che funziona e quello che invece non convince. Fino a quando non affrontiamo gli studenti, nessun nostro spettacolo può dirsi completo! Sono loro il miglior pubblico che un’opera teatrale (ma anche un film o altro) possa desiderare… Sono loro “la prova del 9”! Perché? Perché sono diretti, sono veri e genuini, perché sono giovani e ancora liberi da preconcetti e intimamente ribelli, perché quando li prendi, li vedi avvicinarsi e ringraziarti con le lacrime agli occhi… Quando invece tu stesso non credi in quello che fai, non ci credono neppure loro! Non è il pubblico della signora impellicciata con la collana di perle e abbonamento in borsa che direbbe «Bravissimo!» sempre e comunque (fosse anche solo per giustificare a se stessa il costo del biglietto). Facile fare gli attori in questo modo!

 

Andate nelle scuole! Parlate ai giovani, agli studenti, parlate a chi la possibilità di costruire un mondo migliore ce l’ha ancora! Accettate la sfida. Portate il teatro nelle piazze e in mezzo alla gente. Salveremo allora la cultura di un Paese e qualcosa di bello, nobile e potente come il Teatro.

 

Grazie ragazzi e ragazze!
Ogni nostro spettacolo è anche e soprattutto un vostro spettacolo!
Con affetto

 

Marco & Mara

Marco Cortesi

<p>Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E’ inoltre autore e interprete dello spettacolo “Rwanda”, monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E’ coautore e interprete del film “Rwanda”, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo “Die Mauer – Il Muro” sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.</p>

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