Un altro treno

Non so dove l’ho letto o sentito… e a dire il vero non so neppure se sia vero o meno. Ma lo riporto ugualmente a onor di cronaca. Qualcuno tempo addietro mi raccontava che ci sono paesi dove sono gli spettatori a raggiungere una città per assistere ad uno spettacolo e non il contrario. Ve lo immaginate? L’attore non deve spostarsi, non deve prendere armi e bagagli, ma semplicemente comportarsi come se fosse il proprietario di una bella bottega. Alla stregua di un “frutta e verdura”. Se vuoi vedere lo spettacolo sei tu a doverti muovere e non l’inverso. Sarebbe bello, troppo bello forse per essere vero.

 

In Italia le cose vanno in maniera differente. Se vuoi fare questo lavoro, sei tu che devi spostarti e raggiungere gli spettatori. Non il contrario. Devi vivere in simbiosi con la tua valigia. Devi amarla, ottimizzarla, curarla. In essa a volte per settimane sta tutta la tua casa. Devi amare la tua valigia e – come nel mio caso – devi fare i conti con uno dei più diffusi mezzi di locomozione del pianeta: il treno.

“Se vuoi fare questo lavoro, sei tu che devi spostarti e raggiungere gli spettatori. Non il contrario. Devi vivere in simbiosi con la tua valigia. Devi amarla…”

Adoro viaggiare in treno. Mi è sempre piaciuto. Il treno è speciale e forse è quanto di più vicino ci sia ad una sorta di meditazione alla moda occidentale. Il panorama che ti scorre di fianco finisce per ipnotizzarti in un continuo rincorrersi di case, campi, strade, alberi e luci. La tua mente si spegne ed allo stesso tempo si libera da pensieri e preoccupazioni, quasi fosse una radio che finalmente esaurisce le batterie.

 

In treno sono nate tutte le mie migliori idee. E’ nato anche questo spettacolo. In treno mi scopro in pace con il mondo e finisco sempre per sentirmi membro di una squadra, di un gruppo, di un clan composto da tutti i miei vicini di posto e poi da tutti i viaggiatori presenti in carrozza e poi da tutti coloro diretti nelle stessa direzione. In treno mi sento parte di un tutto che condivide sogni e paure.

 

Lo so, lo so che la gente si lamenta. La gente si lamenta sempre. Lamentarsi è il miglior modo per passare il tempo e confermare la propria impotenza (scontata maschera di qualcosa di più semplice e che si chiama “paura”). La gente si lamenta sempre dei treni. E’ un luogo comune. Ma a me il treno piace. Senza treno non ci so stare. La quotidianità finisce velocemente per starmi stretta. Maledettamente stretta.

 

Un nuovo biglietto, un nuovo caffè e si riparte.

Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

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