Vi voglio bene. Niente di più.

C’è qualcosa di strano in un Blog, qualcosa di ingiusto e crudele… Mi piace scrivere e raccontare storie – lo adoro – ma è difficile farlo “a comando” rispettando le scadenze tipiche di una redazione. Eppure è così che funziona. E’ bello ricevere gli apprezzamenti di chi ti legge. E allora è doveroso continuare a scrivere e raccontarsi anche quando è più difficile farlo.

 

Le nostre cinque settimane di riprese sono finite e con esse si è conclusa la parte più corposa del nostro film. Un’ultima settimana seguirà nel cuore dell’autunno, poi il montaggio, ma il grosso è stato fatto.

 

Realizzare questo film è stata una delle cose più faticose e complesse che abbia mai affrontato. Ora sembra tutto più facile, ma ci sono stati momenti dove l’idea stessa sembrava irrealizzabile. Ogni passo, ogni singola fase è stata costantemente contrassegnata dal potenziale fallimento di tutto il progetto. Dal crowdfunding alla ricerca degli sponsor: il bivio era sempre lo stesso. Una carta recitava “Ce l’hai fatta. Tira il dado e vai avanti”, l’altra invece portava bella in grande la dicitura: “Torna al Via. E restaci”.

 

Abbiamo stretto i denti e siamo andati avanti rischiando il tutto per tutto. Abbiamo sperato, abbiamo persistito, abbiamo combattuto. Ecco! “Combattere” è il verbo giusto. E c’è un piccolo dettaglio che rende il verbo “combattere” differente da tutti gli altri: quando combatti accetti senza riserve la possibilità di farti male, di essere picchiato, umiliato, ferito. E così è successo.

 

Abbiamo leccato le nostre ferite, ma non siamo tornati al “Via”.
Siamo andati avanti. Ostinati e contrari. Mandando a quel paese tutto e tutti, anche noi stessi.

 

“Ti conviene picchiare forte, Destino, perché se c’è una cosa che non so fare è arrendermi”: questo è quello che mi ripetevo ogni singolo giorno.

 

E indovinate un po’? Il Destino ha accettato l’invito.
E ha picchiato. Forte. Buttandoci a terra come un bullo farebbe con un ragazzino tre volte più piccolo di lui.

 

E indovinate un po? Il ragazzino si è rialzato. Ha guardato il bullo negli occhi con un sorriso esclamando: «E questo lo chiami ‘picchiare’?»

 

Ed ora “Rwanda” esiste. E niente e nessuno potrà mai negarlo.

 

•••

Quando abbiamo salutato Marta, la giovanissima attrice che nel film interpreta la piccola Monique, lei si è messa a piangere. La madre ci ha consegnato una piccola lettera, una lettera firmata da una bimba di poco più di sei anni.

 

La lettera passa di mano in mano.

 

«Leggila tu, Rosanna!» esclama Riccardo, il regista.
«Io no!» risponde lei. «Perché se no mi metto a piangere!»
«Io pure» aggiunge Luca, Chiara, Gianfranco… in un misto di imbarazzo e sincerità.

 

La lettera passa a me.

 

Afferro il foglio e mi sento sicuro. Racconto storie per lavoro da più di dieci anni, lo faccio a teatro, in radio, in TV… e leggere non è un problema. Una voce terribilmente simile a quella di John Wayne esclama all’interno della mia testa con un briciolo di orgoglio cowboy «Io non mi commuovo mai! Anzi! Sono gli altri che si commuovono ascoltando la mia voce!»

 

Afferro la lettera e comincio a leggere a voce alta mantenendo il pieno controllo delle mie emozioni.

 

Nella lettera Marta ci racconta di essersi sentita membro di una bellissima, grande famiglia. Ci racconta di come le giornate siano state belle ed entusiasmanti. Lo fa con sincerità nelle parole semplici e dirette di una bambina.

 

Io continuo a leggere e niente – assolutamente nulla – potrà incrinare la mia pace. «Io non mi commuovo, non mi commuovo, non mi commuovo…» – continua a ripetersi John Wayne.

 

Poi arriva il colpo.

 

“Vi voglio bene” c’era scritto alla fine seguito da un cuoricino colorato di azzurro.
“Vi voglio bene”. Niente di più, niente di meno.

 

E io non ce l’ho fatta. Mi sono messo a ridere e le lacrime sono scese. Mi guardo attorno accorgendomi di non essere l’unico cowboy dal cuore di burro. La troupe esplode in un abbraccio fatto di guance umide e sorrisi.

 

Di lato Marta piange abbracciata alla sua straordinaria mamma.
Ecco, questo è il momento che terrò per sempre con me.

 

Grazie di cuore per aver creduto in questa avventura.
Grazie per aver fatto parte di questa folle famiglia di sognatori.
Grazie per aver donato a questo film il vostro lavoro, la vostra fatica, ma sopratutto il vostro amore.

 

Questo è solo l’inizio.
Noi combattiamo.

 

Benvenuto “Rwanda”.

Visita il sito del Film ``Rwanda``
Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in lavorazione.

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