E’ tutto gratis

Per la conferenza hanno scelto la sala comunale più bella e imponente. Sui muri gli affreschi di un passato rinascimentale di lotte tra abbienti famiglie nobiliari. L’intera giunta comunale è presente in pompa magna. Il petto del sindaco attraversato da una larga fascia tricolore.

 

Il microfono fischia per il volume troppo alto. Il tecnico della sala provvede prontamente. Il sindaco si schiarisce la voce e riprende: «Dobbiamo ricordare perché cose del genere non succedano mai più. È solo ricordando che faremo in modo che pagine tanto drammatiche quali quelle della Shoa non si ripetano».

 

La cerimonia procede con la visione di una serie di foto dai campi di sterminio nazisti, uno spezzone da “Schindler’s List”, “La Rosa Bianca”, i disegni dei bambini della locale scuola elementare al quale poi – la cosa è stata pubblicata anche sui manifesti dell’iniziativa – seguirà un piccolo rinfresco offerto dall’amministrazione comunale («Se non dai niente da mangiare, finisce che non si presenta nessuno» – era stato il cinico, ma sincero commento di uno degli assessori, ovviamente “a telecamere spente”).

 

Franca (il nome è stato volutamente cambiato) viene accompagnata alla sedia che è stata apprestata per lei. È una giovane ragazza a sorreggerla. I capelli dell’anziana signora sono bianchi e leggeri. Giacca, camicetta e una gonna sotto il ginocchio a coprire le caviglie sottilissime. Gli occhi profondi e di un azzurro spento. Lei ad Auschwitz c’è stata per davvero e la cosa che la rende speciale è che lei a differenza di tutta la sua famiglia da Auschwitz è anche tornata indietro. Viva. La sua testimonianza è sincera e appassionata. Le sue parole ti entrano dentro e ti scuotono. La voce è dolce, calma e decisa, nonostante quello che sta descrivendo. E’ tutto così chiaro nella sua mente che è come se stesse leggendo un racconto le cui parole appaiono una dopo l’altra davanti ad occhi che guardano nel vuoto. La sua testimonianza parla di rastrellamenti, treni bestiame, selezioni, lavori forzati, inverni infiniti e camere a gas.

 

Applauso degli astanti.

 

«Un grazie alla Signora Franca» – conclude il sindaco commosso.
Gli assessori si alzano in piedi. Ci alziamo tutti quanti in quello che appare simile a un rito di chiesa.

 

Il sindaco continua.
«Solo grazie alla memoria queste brutte pagine non verranno di nuovo scritte nei libri di storia. Solo grazie al nostro ricordare, l’uomo eviterà una nuova Shoa. Grazie di cuore, Signora Franca»

 

Applauso generale.

 

E via con grissini, prosciutto, salame e il vino offerto dalla cantina locale. Un fremito scuote il gruppo degli astanti mentre anche i più anziani sgomitano per raggiungere il tavolo del buffet.

“Franca (il nome è stato volutamente cambiato) viene accompagnata alla sedia che è stata apprestata per lei. È una giovane ragazza a sorreggerla. I capelli dell’anziana signora sono bianchi e leggeri…”

Mi sento sempre più nervoso. Sono turbato, contrariato, deluso. E non è per il rinfresco comicamente fuori luogo. Vorrei prendere la parola e dire quello che penso, ma il rito non lo consente. C’è solo una domanda che vorrei fare a tutti i presenti, vorrei urlarla forte al microfono e far passare a tutti l’appetito come è passato a me.

 

«Ma siete davvero sicuri che queste brutte pagine, noi, gli esseri umani, non le abbiamo più scritte? Siete sicuri che solo la Shoa vada ricordata e che nessun altro capitolo ugualmente vergognoso e inquietante non compaia sui libri di storia? Siete davvero sicuri che nessun’altra pagina altrettanto oscura sia seguita ai tristi anni della Seconda Guerra Mondiale?»

 

«Ma lei non mangia?» – mi apostrofa un signore sulla settantina. Il fatto che io non stia approfittando del buffet offerto dal Comune lo turba. «Guardi che è tutto gratis!»

 

«Sì, sì lo so…» – gli rispondo.

 

Franca parla con la ragazza che l’ha accompagnata. Dopo le strette di mano, l’hanno lasciata lì seduta su una sedia dalla quale non ha la forza di alzarsi se non con l’aiuto della sua giovane accompagnatrice. Sono abbastanza vicino da carpire un pezzetto della conversazione.

 

«Vuole mangiare qualcosa, signora?»

 

Franca si guarda attorno. Guarda la ragazza. Si guarda nuovamente attorno.
I suoi occhi sono grandi. E appaiono così tristi…

 

«No. Preferisco andare a casa»

 

•••

 

Dopo quello che avvenne a sei milioni di Ebrei durante il Terzo Reich Tedesco, la Corte penale Internazionale ha registrato dal 1945 a oggi atti di genocidio in: Armenia, Ucraina, Unione Sovietica, Cambogia, Bosnia, Kosovo, Cina, Istria, Romania, Georgia, Zanzibar, Congo, Rwanda, Nigeria, Burundi, Darfur, Indonesia, Iraq, Bangladesh, Timor Est, Guatemala, Siria.

 

Negli ultimi 100 anni, le vittime a causa di genocidio sono state stimate in 100 milioni di morti. Circa 6 milioni sono gli Ebrei vittime di genocidio durante la Seconda Guerra Mondiale. Altri 94 milioni di morti sono stati il risultato di genocidi e crimini contro l’umanità negli ultimi 70 anni.

Secondo le statistiche oggi su questo pianeta la principale causa di morte non è l’infarto, il cancro o la povertà, ma i crimini legati a violazioni dei diritti umani.

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