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«Guarirò, Dottoressa?», «Non credo»

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«Guarirò, Dottoressa?», «Non credo»

Tutto è cominciato durante il Liceo. La scena è la seguente: mezzanotte in punto, un ragazzo che si rigira nel letto incapace di prendere sonno. Sulla sedia della scrivania lo zaino già chiuso, il dizionario di greco allineato perfettamente al bordo del tavolo e i vestiti in perfetto ordine.

Ma il ragazzo non riesce a prendere sonno.
«Socrate… Se è Socrate è più facile! Fa che non sia Demostene… O Erodoto!» Se avete fatto il classico lo sapete: tutto dipende dall’autore della versione. Alcuni sono più semplici, altri sono maledettamente difficili da tradurre.

Il ragazzo si alza di scatto dal letto e si dirige in cucina per un bicchiere d’acqua che spera riuscirà a spegnere l’ansia che gli fa sentire il cuore battere nelle orecchie come un martello. Apre il rubinetto, riempie il bicchiere, lo porta alle labbra. Si dirige verso la camera e si stende nuovamente nel letto. Ed è lì che comincia la danza.

“Avrò chiuso il rubinetto?”
“Certo che l’ho chiuso!”
“Ne sei davvero sicuro?”

Il ragazzo si alza, raggiunge in fretta la cucina cercando di camminare il più velocemente possibile. Raggiunge il rubinetto, stringe la manopola dell’acqua fredda e poi – Dio solo sa il perché! – la tocca tre volte (sempre tre!) contando mentalmente ad ogni tocco.

Il sollievo è momentaneo. Il ragazzo ritorna a letto. Un istante più tardi…
“Hai chiuso lo sportello del frigo?”
“Ma io non ho mai aperto il frigo…”
“Forse è meglio se vai a controllare!”

Il ragazzo si alza, raggiunge la cucina, apre e chiude lo sportello del frigo e poi ne tocca l’anta – Dio solo sa il perché – tre volte esatte contando mentalmente ad ogni tocco…

Tutto ora sembra a posto.
Due minuti più tardi la vocina all’interno della mente si chiede se la porta di casa sia effettivamente chiusa…

Divertente, non trovate?
Vi posso assicurare che non lo è.

Il ragazzo sono io e mi consola sapere che la frase più giusta è: “il ragazzo ero io”. Il disturbo però non ha mai cambiato nome: DOC – Disturbo Ossessivo Compulsivo. Non in una forma severa – parola della psicologa che ebbe la sfortuna di aiutarmi – ma «in effetti, Marco, sei un po’ “fuori di testa”!»

Io la guardo con gli occhi sbarrati seduto ad una scrivania bianca piena di penne in disordine (quanto vorrei rimetterle tutte dentro il cassetto!!!) Poi timidamente – e drammaticamente serio – le chiedo :

«Sono matto?»

Lei mi guarda e sorride. Ed in quel momento mi accorgo di quanto possa essere bello un sorriso, di quante storie esso riesca a raccontare in un millesimo di secondo… Prende un respiro e poi:

«Sì»

I miei occhi si sbarrano e all’istante la mia fronte si riempie di microscopiche gocce di sudore gelido… La mia espressione è quella di un condannato a morte, disperato…

Ma lei continua a sorridere, poi si piega in avanti come a sussurrarmi un segreto, qualcosa che deve rimanere tra noi soltanto:

«Sai una cosa, Marco? Questa è la tua fortuna più grande!»

•••

Quella donna mi insegnò che il nostro vero potere è nella nostra più intima fragilità. E di fronte ad un ragazzo di diciotto anni che le chiedeva disperato a che cosa mai servisse toccare tre volte un rubinetto in preda all’ansia, lei disse con calma: «Lo capirai…»

Questo profilo Facebook, il nostro sito web, i nostri spettacoli, il pulire meticolosamente ogni singolo cavo alla fine di ogni serata, il dedicare ogni giorno – domeniche incluse – allo studio e un mare di altre cose che non hanno senso, che tutti definiscono esagerate o assurde…

Questo è quello che sono.

Se qualcosa è importante, se deve essere realizzato perché importante lo è davvero, perché potrà aiutare, perché potrà fare riflettere, perché potrà rendere le persone più felici… ecco io non riesco a smetterla di spingere.

E sapete una cosa? Non sono io a spingere… a continuare a lottare…
È quella parte di me della quale per così tanto tempo ho avuto paura…

Ed io vorrei sinceramente che ogni tanto lasciasse stare, che ogni tanto accettasse di perdere, di vedersi sconfitta, di ammettere il fatto che “non sei nessuno e non puoi cambiare il mondo!”…

Ma non è possibile!

«Guarirò?» – chiedevo alla psicologa.
«Non credo. Ma puoi scegliere di accettarti così come sei!» – rispondeva lei come fosse una Sibilla.

Oggi accetto quella parte e penso sia il più grande regalo che Dio mi abbia fatto.

Io mi metto da parte… ed è come aprire una strana gabbia e lasciare che sia lei (ed io la immagino come una grossa tigre che gira e rigira di fronte alle sbarre) a prendere il comando.

Lei – non io – continuerà a puntare la sveglia alle 5:30 per scrivere queste righe (anche se è il 1° maggio), lei – non io – continuerà a credere ossessivamente che ce la faremo a realizzare anche questa nuova impresa chiamata “Il Muro”, lei – non io – continuerà ad essere così folle da pensare di poter davvero fare la differenza…

E se è vero che siamo un pochino tutti fuori di testa, penso che forse sono in buona compagnia.

Un abbraccio a tutti voi instancabili ossessivi sognatori!
Noi non smetteremo di spingere. Voi neppure.

Se questa storia ti ha emozionato, ti chiediamo una mano: aiutaci ad illuminare migliaia di persone con la forza di queste storie di pace, fratellanza e fede. Aiutaci a far giungere il nostro spettacolo “Il Muro” in TV. Solo insieme a te possiamo farcela!

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournée.

info@marco-cortesi.com

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