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«Ha mai ucciso?», «Sì, l’ho fatto» (parte 1)

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«Ha mai ucciso?», «Sì, l’ho fatto» (parte 1)

I testimoni intervistati furono 53, ma si trattò solo di un gruppo specifico: quello di chi scappava. «Abbiamo avuto la possibilità di incontrare anche i giocatori della squadra avversaria…» – racconto al giornalista durante un’intervista telefonica.

«La squadra avversaria?!» Domanda lui senza capire.
«Sì. Quella di chi sparava» rispondo secco io.

•••

Incontriamo Gunz in una piccolo caffè di Berlino Est non molto lontano dalla trafficata Bernauer Strasse. È lui che ha deciso dove avremmo parlato.

Preoccupati di incappare nel nostro genetico ritardo, io e Mara siamo già seduti al bar con 35 minuti di anticipo. Tra le mani giro e rigiro il foglio di carta consegnatoci dall’Istituto di Ricerca tedesco che ci ha coadiuvato nella nostra inchiesta sul campo. Si tratta di un’infinita tabella con nomi e cognomi, indirizzi, numeri di telefono, email e una brevissima nota biografica accompagnata dall’età.

Gunz (il cognome lo celiamo per motivi di privacy) ha 63 anni. È nato a Lipsia e ha servito per 13 anni come tiratore scelto nelle Grenztruppen, le truppe di frontiera della DDR.

So bene di che cosa si tratta. Prima del nostro incontro con i testimoni la nostra ricerca è stata preceduta da oltre 6 mesi di studio, “matto e disperatissimo” – come lo chiamava il Leopardi -, durante il quale il nostro unico obiettivo è stato quello di raccogliere quanti più dati possibile.

Il compito di un soldato delle Grenztruppen era semplice: impedire che qualcuno violasse il confine di Stato. E non importa che si trattasse dei 1400 chilometri della frontiera intratedesca tra le due Germanie o i 156,4 del Muro di Berlino… Il comando era sempre lo stesso: Schießbefehl – Sparate per uccidere.

La porta del piccolo bar si apre lentamente ed ecco entrare un uomo enorme. Indossa una giacchetta beige con cerniera dorata, pantaloni marroni sbiaditi e un paio di improbabili scarpe da lavoro. Si muove impacciato come un grosso ippopotamo in un negozio di cristalli. Sotto il braccio tiene una cartellina di carta azzurrina fermata da un paio di grandi elastici di gomma.

Io e Mara ci alziamo di scatto e con noi si alza anche Chiara, l’interprete che ci ha appena raggiunto all’interno del piccolo locale immerso nell’oscurità.

«Grazie per aver accettato di incontrarci!» esclamo io. Chiara traduce imitando il mio largo sorriso.
Gunz non risponde. Accenna una smorfia e poi indicando una piccola poltrona di pelle che abbiamo tenuto libera per lui, chiede:
«Qui?»

«Oh certo! Prego! Qui è perfetto!» Risponde Mara. Chiara traduce.

Gunz si siede e stretto dentro quella microscopica poltrona sembra ancora più imponente. Non ha voluto togliere la giacca e di fronte al nostro invito «Che ne dice di un caffè?» ha fatto no con la testa.

Gunz entra nelle truppe di frontiera diciottenne. La famiglia di origine è troppo povera (il padre è morto – «fatto a pezzi da una mina anticarro americana» aggiunge lui facendo con le mani il gesto di una bomba che esplode -). Quinto di otto fratelli Gunz entra nell’esercito della Repubblica Democratica Tedesca.

«Sai sparare?» Gli chiese l’istruttore. «Vado a caccia» rispose lui.

Ai piani alti decidono che potrebbe avere le giuste caratteristiche di un cecchino. Sa mantenere il controllo, ha una vista perfetta e soprattutto odia con tutto il cuore gli Americani e tutti i loro amichetti fascisti che vivono nella parte Ovest del Mondo.

Due anni dopo Gunz è un tiratore scelto in servizio all’interno della Striscia della Morte. Il suo ufficio: una torretta prefabbricata in blocchi in cemento armato. Il suo compito: impedire che venga perpetrato il crimine di violazione di confine di Stato.

Mentre l’uomo parla, io guardo le sue grandi mani e quello che era solo un debole sussurro continua a crescere fino a martellarmi dentro le tempie: “Devo chiederglielo! È più forte di me!”. Ed io so che è la domanda più stupida di tutte, la più banale e scontata, ma devo saperlo…

«Mi scusi, signor Gunz… Ma volevo chiederle…» deglutisco desiderando con tutto me stesso che l’altro torni a guardarsi le mani piuttosto che guardarmi dritto negli occhi come sta facendo in questo istante

«Ecco, Signor Gunz, lei ha mai ucciso?»

Nessuna incertezza, nessuna pausa, nessun sospiro di preparazione, niente di niente solo un diretto, robotico: «Ja, Ich habe getötet. Sì, ho ucciso».

Silenzio. In quell’istante ci siamo solo io e lui ed è come se il caffè neppure esistesse. È come essere all’interno di uno spazio indefinito perfettamente nero ed anche se invisibile, davanti mi si para un bivio: tornare nel mondo delle cose normali o decidere di vivere un piccolo incubo ad occhi aperti.

«Wie viele? Quanti… quante persone ha ucciso?» chiedo io e mi accorgo in quel momento che gli ho appena parlato in tedesco. Voglio sapere… Devo sapere.

Gunz resta in silenzio. Il riflesso del sole che colpisce la vetrina illumina una piccola porzione di iride. Mi accorgo che possiede occhi azzurri di un colore simile al giaccio.

Quello che avrebbe raccontato più tardi è tuttora capace di farmi venire i brividi.

— Continua…—

Abbiamo deciso di condividere con te le pagine del nostro personalissimo diario, lo facciamo nella speranza che vorrai aiutarci a realizzare qualcosa di incredibilmente importante: portare le nostre storie vere in TV per cambiare le coscienze e dimostrare la brutalità di tutti i Muri. Grazie del tuo supporto!

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournée.

info@marco-cortesi.com

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