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«Ha mai ucciso?», «Sì, l’ho fatto» (parte 2)

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«Ha mai ucciso?», «Sì, l’ho fatto» (parte 2)

«Durante gli anni dell’accademia militare mi hanno insegnato a tenere in braccio un fucile, a calcolare un mare di cose inutili: il vento, la distanza, il tipo di pallottole… Quando poi entri in servizio, saranno i tuoi compagni più grandi ad insegnarti davvero come fare il cecchino… Saranno loro ad insegnarti le cose che nei manuali nessuno può scrivere…»

Nel piccolo caffè nel cuore di Berlino ascolto le parole di Gunz, 63 anni, ex-tiratore scelto delle Grenztruppen, le truppe di frontiera della DDR. Il nostro viaggio alla ricerca di storie vere dal Muro di Berlino ci ha portato nella capitale tedesca ed ora un lungo elenco di incontri scandiscono la nostra agenda. L’obiettivo: raccogliere le storie di chi scappò e di chi sparava per impedirne la fuga.

«Sparavo sempre al petto. Se sei bravo miri al cuore… Per fare un favore a chi hai davanti. Per farlo morire bene. Se è una ragazza ad esempio… Spari al petto o alla base del collo. Marienetta, ne avete sentito parlare? La sua croce è vicino alla Porta di Brandeburgo… Aveva 18 anni ed era in cinta di tre mesi… Io non ero ancora nell’esercito, ma mi hanno detto che chi sparò fece un casino. È morta come un cane e questo non va bene!»

Gunz parla e sembra rivolgersi ad un interlocutore fantasma seduto davanti a lui. Solo raramente getta uno sguardo verso di noi. Chiara, la nostra interprete prende appunti su di un foglio di carta. Noto che la sua scrittura, solitamente elegante ed ordinata, è ora uno strano groviglio di linee tremolanti.

Gunz continua.

«Molti mi chiedono: “perché non sparavate alla testa?”» – l’uomo esplode in una risata solitaria – «A quella distanza una pallottola è in grado di farti esplodere il cranio come un cocomero! Devi sentirli poi i tuoi compagni quando dovranno raccogliere pezzetti sparsi dovunque… Così spari al petto. O se scappa troppo veloce, spari dove viene… Ma appena quello cade a terra, colpisci al petto. Anche due volte se necessario… Devi farlo stare zitto nel più breve tempo possibile.»

«Perché?» Chiede Mara e noto che i suoi occhi sono lucidi (di paura, di rabbia, di mille cose che non hanno nome). E non ha bisogno di terminare la frase… Gunz ha subito capito dove vuole andare a parare.

«Se spari alla gambe, quello cade e comincia ad urlare. E non deve urlare. Se urla, qualcuno si affaccia alle finestre. E se si affacciano potrebbero avere una macchina fotografica! E questo non deve succedere… Questa era la cosa che gli ufficiali ci ripetevano sempre: “Nessuno deve vedere!”»

L’uomo smette di parlare. Il suo respiro è più veloce come se quella che ho appena ascoltato fosse stata la tirata di un attore che ora deve riprendere fiato.

Restiamo in silenzio sbigottiti. Mi chiedo in quel momento come una storia del genere possa mai far parte del nostro spettacolo. La mia unica possibilità è che sia Gunz a fornirmi una chiave di lettura. Sono certo che dopo così tanti anni l’uomo che mi siede davanti avrà compreso l’atrocità di quello che ha fatto. Ho bisogno di parole di pentimento e rimorso.

«Signor Gunz, che cosa pensa di coloro che cercavano di lasciare la Germania dell’Est? Di coloro che tentavano di scavalcare il Muro?»

La risposta dell’ex-tiratore scelto giunge come una doccia gelida.

«Undankbar»

«Che significa?» chiedo agitato a Chiara che se sta al mio fianco.
«Che diavolo vuol dire “Undankbar”?»
Lei risponde senza distogliere lo sguardo da Gunz: «Significa “irriconoscenti”, “ingrati”»

«Hanno rovinato tutto. Qui avevano tutto ciò che potevano desiderare. Sono loro ad avere distrutto la nostra nazione. Sparare era necessario, sparare era giusto!».

Ho un vago ricordo dei momenti che seguirono. Ricordo che mi recai in bagno per sciacquarmi la faccia con l’inspiegabile bisogno di guardare il mio volto allo specchio. Mara e Chiara guardavano ora le tante foto che Gunz aveva portato, foto della sua nipotina di 5 anni, riuscendo a dissimulare l’angoscia (la paura quasi di trovarsi al fianco di quell’uomo) dietro un sorriso di circostanza.

«È la bambina più bella del mondo!» diceva con gli occhi azzurri che brillavano di gioia… e le sue parole sono quelle di un nonno qualsiasi orgoglioso dei suoi nipotini.

Stringo la mano di Gunz che si allontana tenendo la sua cartellina sotto il braccio e camminando impacciato come un grande ippopotamo in un negozio di cristalli.

— Ha mai ucciso, Signor Gunz
— Sì, l’ho fatto.

•••

“E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato.”
Hannah Arendt ~ La Banalità del Male

Sono storie forti, sono pugni nello stomaco, sono storie vere… ma possono aiutare a capire il nostro passato, comprendere il presente e costruire un futuro migliore. Nel nostro piccolo cerchiamo di farlo ogni giorno con decine di repliche nei teatri e nelle scuole. Aiutaci a realizzare un sogno. Sostieni la nostra Campagna e aiutaci a costruire un futuro migliore!

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournée.

info@marco-cortesi.com

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