Panino salsiccia e cipolle

Ma non sei vegetariano?

 

Il cielo è sereno e la temperatura mite. E’ una di quelle serate d’estate così perfette da sembrare uscite da un film americano degli anni ’50. Odore di carne alla griglia e caramelle.

 

La piccola sagra di paese è composta da un grosso capannone affollato di tavoli e panche, l’immancabile bancarella di dolciumi e nocciole caramellate alla quale si aggiungono nell’ordine: lo stand dei prodotti d’erboristeria, la bancarella degli oggetti da cucina introvabili e il camion rosticceria con la scritta “L’angolo della Porchetta”.

 

Di lato un complesso musicale di paese intona alcuni classici dance degli anni ’80. L’inglese della cantante lascia un po’ a desiderare, ma i musicisti sono maledettamente bravi e il batterista è un vero prodigio.

 

Io passeggio accompagnato da Alberto. Foulard con i colori della pace al collo, Alberto è da trent’anni nel mondo del volontariato e ancora prima era militante di sinistra, «quella vera» dice lui «quando ci chiamavamo “compagni”».

 

E’ una serata come tante ma questa sera non abbiamo spettacolo e sotto sotto ne sono contento. Non è sempre facile premere “play” su di un lettore DVD il cui disco che gira all’interno ti è tristemente familiare. Certo, sono storie che finiscono bene le nostre, ma pur sempre restano storie che provengono dall’inferno della guerra.

 

Arriva Francesca, la ragazza di Alberto. In mano tiene quattro panini con salsiccia e cipolla preparati dai pensionati della Pro Loco. Francesca mi consegna il panino e cominciamo a passeggiare tutti e quattro tra le bancarelle della minuscola fiera di paese: due coppie, lui e Francesca, io e Mara.

 

«Eppure vi avevo detto che sono vegetariano… o almeno ci sto provando!» penso tra me.

 

Parliamo di Palestina. Alberto c’è stato. Ha passato quasi due anni nella Striscia di Gaza ad aiutare una piccola scuola improvvisata dove si fornisce gratuitamente istruzione a bambini orfani. Mi parla di come lui stesso abbia assistito ai bombardamenti dell’esercito israeliano sulle tendopoli di profughi ammassate sulla linea di confine. Dice che c’erano corpi straziati da ogni parte e che molti erano bambini.

 

Io lo ascolto mentre tengo in mano il mio panino con salsiccia e cipolla come fosse la staffetta di una 400 metri. Guardo il panino e non mi ci provo neanche a toccarlo. I racconti di Alberto mi tolgono l’appetito. Vorrei che smettesse. Vorrei che cambiasse discorso…

 

Alberto continua nel suo infervorato racconto. Mi parla di Nazioni Unite che se ne fottono del Medio Oriente, di Americani che fottono i paesi più poveri, di Italiani che sfottono migranti, il tutto condito con i resoconti delle scene più macabre provenienti dai teatri di guerra dei quali è stato spettatore.

 

E io mi sento triste, così triste e stanco da sentirmi le lacrime agli occhi.
Basta per favore! Alberto smettila!

 

Poi mi volto e la vedo.

“Parliamo di Palestina. Alberto c’è stato. Ha passato quasi due anni nella Striscia di Gaza ad aiutare una piccola scuola improvvisata dove si fornisce gratuitamente istruzione a bambini orfani…”

Non so come si chiama né da dove venga. E’ una bimba di poco più di quattro anni. Ricci fitti fitti sulla testa, due occhi neri che luccicano e la pelle del colore del cioccolato al latte. Ai piedi porta due piccole scarpe da ginnastica rosa con le lucette che brillano. La bambina corre come una matta cercando di acchiappare un bambino della sua stessa età. Il piccolo ha i capelli lunghi che gli toccano le spalle. Sono così biondi da sembrare bianchi. Indossa una maglietta con Bart Simpson sullo skate e un paio di sandalini rossi.

 

I due si rincorrono ridendo come pazzi.

 

Poco distante vedo la mamma della bimba che chiacchiera con altri signori di colore. Ancora più in là una donna musulmana con il viso avvolto in un velo celeste e gli occhi più affascinanti che abbia mai visto. Il marito è al suo fianco e indossa una camicia bianca come il latte. I loro due bambini vanno su e giù lungo un piccolo scivolo in plastica. I genitori li guardano con affetto mentre siedono in silenzio su una panca. Ad un tavolino quattro signore del luogo sono intente a giocare alla briscola. Una donna avvolta in un bellissimo sari serve ai tavoli del secondo ristorante della sagra: “cucine dal mondo” recita lo striscione. Questa sera tocca al Pakistan. La piccola osteria asiatica è piena di gente. Un signore confessa alla moglie: «E’ piccante, ma è buono!». L’altra fa di sì con la testa mentre si mette in bocca con le dita un pezzo di pollo tandoori rosso come un melograno.

 

E la mia tristezza svanisce in un soffio…

 

Per un istante è come se tutto attorno a me si bloccasse immortalato per sempre in una polaroid gigantesca. E’ tutto così bello, tutto così semplice e perfetto. Attorno a me c’è solo gente che se ne sta insieme senza differenze, senza odio o ignoranza. Non ci sono urla, non c’è rabbia, non c’è violenza… C’è solo la bimba che ride mentre insegue il bambino con la maglietta di Bart.

 

Sento un brivido corrermi lungo la schiena. Lo avverto fino alla base della nuca.

 

La voce di Alberto mi appare distante. Io cammino più lento degli altri e mi ritrovo qualche passo dietro il nostro gruppetto.

 

Questa sera niente Palestina, niente Siria, niente guerra, niente orrori… Che vadano al Diavolo! Questa sera queste brutte cose le teniamo lontane.

 

Questa sera non lascerò che la cattiveria di pochi possa rovinare questo momento che appartiene alle tante, tantissime persone buone che ora se ne stanno insieme a godersi l’aria fresca di una serata di fine estate. Quella che ho davanti agli occhi è la verità. Ne sono certo. E’ così che dovrebbero andare le cose. E’ così che Qualcuno lassù in cielo vuole che vadano. Così e non diversamente.

 

La band intona l’intro di “Heaven is a place on hearth” di Belinda Carlisle.
Afferro il panino e lo guardo affamato. L’appetito è tornato di colpo.
Salsiccia e cipolle. Il profumo è delizioso.
Credo che le probabilità che anche il sapore lo sia, siano drasticamente elevate… voi che ne dite?

 

Panino salsiccia e cipolle.
Ma non sei vegetariano?
Io ho solo detto che ci sto provando.

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