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Si chiama “Speranza”

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Si chiama “Speranza”

Quando il Muro nacque in una notte la gente pensò che fosse solo uno scherzo, che dividere a metà una delle città più grandi del mondo fosse impossibile.

«Pensavamo che gli Americani non lo avrebbero permesso, che le Nazioni Unite non lo avrebbero permesso, che il mondo non avrebbe mai lasciato che succedesse…»

Ma la mattina del 15 agosto, quando il filo spinato venne sostituito dai mattoni, a tutti fu chiaro che l’inconcepibile poteva diventare reale: una barriera prima in mattoni e poi in cemento avrebbe tenuto spaccata a metà la città per 28 anni esatti.

Renate e Olga sono sorelle e la parola “sorelle” non è sufficiente a descrivere il loro rapporto. Sono migliori amiche, confidenti… Dopo la morte dei genitori durante la Guerra, cresciute da un’anziana zia, Renate e Olga hanno imparato ad essere una la madre dell’altra.

Quando il Muro squarcia a metà la città di Berlino, la barriera taglia strade, ponti, fiumi, linee di metropolitana separando famiglie intere. Il Muro si staglia minaccioso lungo Bernauer Strasse, una delle strade più popolate della città. È lì che abitano Olga e Renate separate da 10 metri di asfalto, palazzo davanti a palazzo.

«Bastava attraversare la strada» racconta Renate. «Facevo due passi ed ero davanti alla porta di casa di Olga. E lei poteva fare lo stesso»

Quando il Muro divise a metà la città, il suo solco tagliò a metà Bernauer Strasse separando per sempre Olga e Renate.

Questa non è una storia di fughe spettacolari. Renate ed Olga sono troppo vecchie per costruire una mongolfiera artigianale, gettarsi da una teleferica improvvisata, blindare un autobus o cose del genere… Questa non è una storia di tunnel scavati alla luce di una lampada a petrolio, di spionaggi e spie… Questa è la storia di due anziane donne che vivevano una per l’altra. Questa è la storia che meglio di tutte quante rivela la potenza di una sola parola: Speranza.

«Quella mattina» racconta Olga «La gente urlava… C’erano madri che piangevano perché i figli erano dall’altra parte… C’era chi aveva perso tutto e vedeva la sua vita fatta in frantumi… Fu in quel momento che mi accorsi che non avrei mai più rivisto Renate! Era come se il cuore avesse smesso di battere!»

Dopo le proteste, dopo le urla, dopo gli spari e dopo i morti, quando la popolazione di Berlino capì che il Muro sarebbe rimasto, in molti si chiusero nel silenzio accettando quella barriera come si accetta la morte di un caro. “Non c’è più nulla da fare” – esclamavano molti. “Chi è dall’altra parte è come se fosse già morto. Cerca di dimenticarlo, perché non lo vedrai mai più”

Fu in una di quelle sere d’inverno, dove il buio scende presto, che Renate trovò una piccola candela all’interno di un cassetto.

«Non c’era sera in cui non mi mettessi a piangere… Mio marito era morto tanti anni prima. Non avevo figli e Olga era per me tutta la mia famiglia! Fu quella sera che trovai la candela dentro il cassetto…»

Asciugandosi le lacrime, chiedendosi in cuor suo che senso avesse quella strana idea che l’era saltata in testa, Renate prese la candela. Si avvicinò alla finestra dalla quale poteva vedere la casa di Olga oltre il Muro. Appoggiò con cura la candela al centro di un piccolo centrino fatto all’uncinetto. Sfregò un fiammifero e accese lo stoppino che profumava di cera.

Questa è l’unica cosa che accade in questa storia. 
Questa è l’unica scena di questo film: una anziana signora con gli occhi gonfi per il troppo pianto che accende una candela sul davanzale di una finestra che dà su di una strada squarciata a metà da un Muro dove i soldati sparano e la gente muore.

Questo è tutto quello che avvenne.

Ogni notte Renate accese la sua piccola candela nella speranza che una lucetta per quanto fioca e debole brillasse — “almeno una volta, Signore! Solo una volta!” — dall’altra parte della strada.

Ma questo non avvenne.

Il lato est di Bernauer Strasse era monitorato a vista da soldati e agenti. Chiunque avesse tentato di comunicare – con qualsiasi mezzo – con coloro che abitavano a Berlino Ovest sarebbe stato arrestato e fatto sparire nei sotterranei di Hohenschönhausen.

Un altro mese passò e mai nessuna luce brillò dall’altra parte del Muro.
Passò un anno e poi un altro.

«Ed io non sapevo nulla di Olga e continuavo a chiedermi “Signore, donami un segno! Uno solo che mi faccia capire che è viva!”»

Ma nessuna luce si accese, mai.

Nonostante tutto, nonostante il dolore e l’angoscia, nonostante la disperazione e le mille lacrime, Olga continuò ogni sera ad accedere la sua “kleine Kerze”, la sua “piccola candelina”.

Durante le festività natalizie, qualche anno dopo, il governo della DDR acconsentì ad una tregua temporanea permettendo ai cittadini delle due metà di incontrarsi. La tregua durò solo poche decine di ore, ma permise ai cittadini di riabbracciare per pochi istanti i parenti che non vedevano da anni.

Quando Olga e Renate poterono riabbracciarsi, fu Olga ad esclamare in mezzo alla lacrime:
«Danke Schön! Grazie, Renate!»
«Grazie per cosa?» – chiese la donna stupita.
«Grazie per aver continuato a sperare!»

Renate non poteva saperlo, ma durante quelle lunghe notti di disperazione e di lacrime, mentre lei accendeva la sua piccola candelina sul davanzale della finestra, un paio di occhi scrutavano nell’oscurità della via e una donna con le mani tremanti giunte sul grembo pregava: «Signore, fa che luce brilli ancora una volta!»

Questa è la forza di una parola che è più potente di un Muro alto 4 metri.
Più potente di ogni guerra, ogni separazione. Più potente della disperazione e più accecante di un sole in piena estate.

In tedesco si dice: Hoffnung.
In italiano si traduce: Speranza.

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Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia in accordo con Le Giornate degli Autori. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournée.

info@marco-cortesi.com

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