Suor Margherita

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L’asilo l’ho fatto dalle suore. Ora le suore non ci sono più, ma all’epoca la scuola materna dove sono cresciuto era gestita da un agguerrito manipolo di signore vestite di bianco.

Forse in pochi ricordano i primi anni della propria esistenza, ma nella mia memoria vi sono un mare di ricordi legati a quell’asilo. La chiarezza e la forza di alcuni mi stupisce ancora.

La verità è che quel gruppetto di suore rappresentava per me un profondo mistero.

«Perché hanno tutte lo stesso vestito?»
«Perché sono suore» – rispondeva mio padre.

«Ma è vero che quando tutti i bambini vanno a casa, loro restano a scuola?»
«Certo! Abitano lì dentro!» – continuava lui scocciato.

Ma la domanda più morbosa di tutte era un’altra…
«Babbo, ma ce li hanno i capelli?»
Nella mia mente di bambino sotto il velo si nascondeva un’inquietante testa perfettamente pelata…

Ma questo post non nasce per raccontarvi delle mie folli domande di pargolo, ma per narrarvi di una delle suore del mio piccolo asilo.

Alta, con un viso squadrato dal sapore germanico, occhi azzurri bellissimi e una pelle di porcellana, si chiamava Suor Margherita. Ottima giocatrice di calcio, esperta conoscitrice di tutti i nostri giocattoli più desiderati, Suor Margherita era la più giovane del gruppo.

La ricordo ancora oggi con una punta di nostalgia per quei tempi così lontani ed allo stesso tempo con una profonda gratitudine. Suor Margherita mi ha regalato una lezione di vita che ancora oggi porto con me.

•••

Immaginatevi una coppia di bambini che litigano per aggiudicarsi una palla rossa in gomma. I due strillano e si strattonano (per la cronaca uno dei due sono io). Dal fondo ecco arrivare Suor Margherita. Alta, imponente, accompagnata dal fruscio di una gonna bianca sempre perfettamente stirata.

Suor Margherita ci guardava dall’alto. Noi alzavamo lo sguardo, intimoriti da quella donna così alta e severa. Ma stranamente Suor Margherita non urlava, non lo faceva mai.

Ci guardava dritto negli occhi, quegli occhi che avevano il colore di un cielo d’estate e poi semplicemente ci chiedeva:

«Che cosa avrebbe fatto Gesù?»

Cosa?!

«Che cosa avrebbe fatto Gesù?» continuava lei. E il suo non era un modo di dire o una frase fatta. Era una domanda bella e buona alla quale attendeva una risposta. Una domanda da adulti, una domanda “da grandi”.

I due bimbetti si guardavano a testa bassa, schiacciati da un macigno di sensi di colpa “biblici” e la litigata diventava uno scambio di sorrisi di cortesia nel tentativo di essere il primo a regalare all’altro il piacere di giocare con una bella palla di gomma rossa.

«Prego! Giochi prima lei, commendatore!»
«Ma si figuri! La palla è la sua!»
«Ci mancherebbe! L’ha vista prima lei!»

Ogni volta che qualcuno litigava o faceva i capricci, Suor Margherita si palesava, alta e regale, e chiedeva semplicemente: «Che cosa avrebbe fatto Gesù?»

Funzionava sempre.

Suor Margherita riusciva sempre a far cessare il litigio, il capriccio… e allo stesso tempo quella frase era catalizzatrice di uno strano, inspiegabile fenomeno.

Una volta rinunciato alla palla di gomma, dopo aver abbracciato il bambino con il quale mi ero preso per i capelli, dopo aver aiutato a riordinare i giochi della nostra microscopica aula, ecco che si faceva largo un piccolo brivido, una sensazione bella, bellissima, un senso di pace e di orgoglio così potente da regalarti un sorriso largo da orecchio ad orecchio.

Suor Margherita conosceva i trucchi del suo mestiere.

Sapeva che c’era molto di più in quella frase dai risultati infallibili. La sua non era solo una domanda, era una rivelazione.

Suor Margherita ci chiedeva di prendere ad esempio una persona che, divina o meno (questo dipende dalla vostra fede), era una persona buona, coraggiosa, altruista, disposta a tutto pur di aiutare, e questa persona, così stupida da farsi inchiodare su di una croce, così debole da accettare tutto e sopportare tutto, doveva essere il nostro esempio. Suor Margherita ci chiedeva di guardare in alto, molto più in alto di lei.

Ecco da dove giungeva quel piccolo brivido…
Noi, piccoli teppisti in una scuola materna romagnola, diventavamo all’improvviso un pochino più simili… a Lui.

•••

In un mondo che si fa sempre più rabbioso, dove nessuno di accontenta, dove si offende, si grida, si impreca… dove non vi è rispetto per l’altro se non nella misura in cui esso può servire ai nostri interessi, dove si minaccia, dove si odia e si disprezza, dove la vita umana non ha più valore, io penso alle parole di Suor Margherita e a quel brivido che sentivo lungo la schiena.

E la religione non conta nulla. Questa volta conta la nostra, la vostra dignità. Questa volta quello che conta per davvero è guardarsi dentro chiedendosi: «Ma cosa diavolo siamo diventati?!».

Questa volta quello che conta è sentire quel senso di colpa che si fa avanti e che ci dice semplicemente che questa non è la strada giusta, che questi non siamo noi…

Perchè noi siamo differenti! Lo so io e lo sapete anche voi.
Siamo stupidi, deboli e fragili…

Così stupidi da accogliere…
Così deboli da regalare un abbraccio invece che uno schiaffo…
Così fragili da pensare che una vita valga più di qualsiasi sicurezza…

Così piccoli ed allo stesso tempo così meravigliosamente grandi…
Così maledettamente simili a Lui.

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Che cosa avrebbe fatto Gesù?

Hi, I'm Marco Cortesi

Marco Cortesi è attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv (con il programma “Testimoni” per Rai Storia da lui ideato e interpretato). Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia con oltre 350 repliche, un libro ed un DVD, “L’Esecutore”, un documentario-teatrale in formato Libro+DVD sull’ultimo boia di Francia, scritto da Paolo Cortesi e liberamente ispirato ad una storia vera (Infinito Edizioni) e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz (Ed. Erickson) ora un libro+DVD per Edizioni Erickson. E' inoltre autore e interprete dello spettacolo "Rwanda", monologo-testimonianza sulle vicende del genocidio rwandese. E' coautore e interprete del film "Rwanda", trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale. Il suo ultimo spettacolo "Die Mauer - Il Muro" sulla storia del Muro di Berlino è ora in tournèe.

http://www.marco-cortesi.com

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